26 febbraio 2009
25 febbraio 2009
Vaffanculo*
Ed eccolo qua, il qualcos'altro meritevole di post: l'epilogo di questa storia.
Premessa: ieri pomeriggio, dopo non aver ancora ricevuto un tubo, avevo illustrato anche all'SDA la situazione e costoro avevano detto che avrebbero rimesso di nuovo il tutto in consegna.
Nell'attesa, stavo valutando un paio di opzioni:
1 -> fare una serie di foto dell'ingresso del palazzo, con particolare attenzione al numero civico, al collocamento dei citofoni e alla precisa posizione del mio e spedirle all'SDA chiedendo che le facessero studiare all'orbo;
2 -> rivolgermi alla redazione di Voyager, perché mandassero qualcuno a controllare quale tra influenza aliena, cerchi nel grano, templari e/o profezie maya fosse responsabile del bizzarro fenomeno di invisibilità selettiva (il postino che deve portare le bollette il palazzo lo vede benissimo... e persino quel fenomeno paranormale del corriere TNT che giovedì scorso si è presentato con un pacco indirizzato a - oh! incredibile collegamento! - mia sorella, ce l'ha fatta).
Mentre cercavo di contattare Giacobbo con la sola forza del pensiero (leggasi: ero alla toilette) telefona il corriere sissì-proprio-lui-in-persona: tanto per cambiare, non riusciva a trovare il triangolo delle Bermude tascabile su cui abito.
Però si fanno progressi: forse, fooooorse, ce la fa a individuare l'indirizzo giusto ma, per evitargli ulteriori sovrumani sforzi, è meglio se scendo ad aspettarlo.
Scendo e trovo 'sto genio fuori dal portone.
Nella sua incommensurabile benevolenza, costui mi chiede dove è collocato il misterioso pulsante col mio nome sopra, giacché ancora non lo vedeva.
Nella mia semitrasparente inesistenza, glielo illustro, mediante l'uso dell'indice della mano sinistra.
Con ipovedente stupore costui si accorge, che - rivelazione! - l'oggetto non era poi così misterioso e afferma, e qui cito parola per parola, "ho bisogno di occhiali".
Rispondo "sì, pare anche a me" mentre penso qualcosa di strettamente collegato al titolo di questo post.
Egli effettua la consegna e se ne va senza nemmeno presentarmi una ricevuta da firmare.
Rientro in casa, stupefatta e ammirata da cotale e cotanta professionalità.
* il titolo del post proviene da questo brano, in ossequio a questo meme.
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Felicità*
Pensiero Unico Approvato.
Comodo, facile, privo di attriti, felice.
La diversità di pensiero è decisamente sopravvalutata. Perché avere opinioni diverse se tutti quanti possiamo averne una sola e grazie a questa non perdere tempo ad affrontare quei fastidi che derivano dal pensarla in modo differente l'uno dall'altro?
Per evitare altri disagi, meglio farlo calare dall'alto, già confezionato in comode porzioni singole, bello, sbrilluccicoso e semplice, in modo da non sforzare troppo i neuroni.
Oh, forse potrebbe essere necessario qualche piccolo intervento coercitivo convincitivo, ma sarà questione di poco, perché presto tutti converranno che non c'era ragione di lagnarsi di alcunché, che tutto va bene e che tutti ne siamo lieti.
* il titolo del post proviene da questo brano, in ossequio a questo meme. Mi sa che, a meno che non capiti qualcos'altro di meritevole di post entro oggi, sarà l'ultimo... cribbio, mi ci stavo abituando.
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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto*
Che succede quando diverse persone usano il distruggidocumenti e solo sporadicissimamente qualcuna di queste si ricorda di svuotarne il sottostante cestino?
Succede che qualcuno, baciato dalla sorte, inserisce un foglio e, dopo aver notato che il masticamento da parte della macchina ha lasciato dei frammenti di carta tra i "denti" della stessa, sposta il selettore su REV, fa girare il tutto in senso inverso e...
*vrrrrrrrrrrr*
Rovina & raccapriccio.
Il coso, non si sa come ma probabilmente perché era pieno zeppo di striscioline di carta, ha aspirato parte del contenuto del cestino e si è del tutto incastrato.
A questo punto cosa fa la nostra protagonista (chiamiamola pure "io")? Si gira con circospezione, nota che nessuno ha visto il fattaccio e si allontana fischiettando?
Macché. Presa da un insano istinto a rimettere a posto le cose, passa i successivi 40 minuti della propria esistenza cacciavite in mano a far saltare fuori dalle grinfie del coso in foto un numero inimmaginato di pezzi di carta da 5x30 mm.
Alla fine sembrava che avesse nevicato ma posso dire con ben scarso orgoglio che l'aggeggio è come nuovo. E il cestino è vuoto, adesso.
Meditate, persone che avete a che fare con un distruggidocumenti, meditate.
Uh, a proposito: guardando la foto qualcuno riesce a capire cosa illustra la terza immagine da sinistra? Ok la cravatta e la chioma della capellona di profilo, ma cos'è quell'altra cosa che può restarci incastrata?
* il titolo del post proviene da questo brano, in ossequio a questo meme.
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God Save the Queen* (& Country)
{dubito che ci sia tanta gente così interessata ma non si sa mai, quindi: seguono SPOILER}
E' tutto febbraio che sto facendo, salvo qualche intermezzo qua e là, una maratona di Queen & Country.
Chi non sapesse che roba è e volesse qualche notizia più precisa, si accomodi qui; chi non volesse affaticarsi a leggere una pagina in inglese, sappia che si tratta di una serie di fumetti, scritti da Greg Rucka, disegnati da svariati artisti e pubblicati da Oni Press, da cui hanno avuto origine una miniserie spin-off e due romanzi.
L'ambientazione è spionistica e la protagonista è Tara Chace, un'agente delle Operazioni Speciali del SIS britannico, alle prese con delle operazioni (segrete) dalla durata di qualche numero l'una, da portare a termine principalmente all'estero e il cui scopo è, in un modo o nell'altro, proteggere gli interessi della regina e del paese.
Dotata di un congruo numero di comprimari e parti avverse, la storia oscilla dalla pura azione, appannaggio degli agenti sul campo, alle macchinazioni politiche, alle contrattazioni, alla ragion di stato, alle richieste di autorizzazioni che percorrono tutta la catena di comando e spesso coinvolgono gli alleati, altrettanto decisive della prima per la riuscita delle missioni.
La pubblicazione in Italia è stata portata avanti per tre volumi da Magic Press e poi sospesa, diciamo a tempo indeterminato, così quando ho saputo della ristampa in edizione definitiva in inglese (e ai bei tempi in cui acquistare da Book Depository era una manna per il portafogli) ho provveduto a recuperare i volumi... quasi tutti, in quanto l'ultimo uscirà a fine aprile.
I due romanzi invece ce li avevo già da un pezzo, ma erano in attesa di divenire parte di una lettura organica: i fatti narrati nel primo, quello che ho finito qualche ora fa, si collocano infatti in un punto preciso della storia.
Un confronto, innanzi tutto: se i fumetti sono una lettura che va dal buono all'ottimo, il romanzo è molto meglio. Il motivo è uno: approfondimento. Con parecchie (481, in totale) pagine in più delle canoniche 22 a disposizione, vengono raccontate un mucchio di cose che in precedenza venivano lasciate alla vista e all'intuizione o su cui si sorvolava per necessità: pensieri, ambientazioni, sensazioni, dettagli del passato, scene d'azione descritte in maniera minuziosa piuttosto che sintetica.
Una cosa che non mi aspettavo, visti i libri precedenti, era la narrazione in terza persona. Meno "interna" e personale della prima utilizzata in altri volumi, ma necessaria vista l'impostazione dei capitoli, che seguono di volta in volta 3-4 diversi personaggi o gruppi in altrettanti scenari portando avanti contemporaneamente tutti i fili della vicenda che andranno a incrociarsi più volte (o mai) fino alla drammatica conclusione.
Inoltre, nell'eventualità che i lettori di fumetti e romanzo non siano gli stessi (difficile ma possibile) all'inizio del volume ci sono un po' di pagine di Preoperational Background che riassumono i punti salienti del passato. Esaurienti, ma è inutile dire che leggerli di prima mano è meglio.
La gerarchia del SIS che interessa i lettori vede in cima alla piramide decisionale interna il Capo del Servizio, denominato C; poi il Vice Capo del Servizio; il Direttore dell'Intelligence, D-Int e il suo parallelo Direttore delle Operazioni, D-Ops, alle cui dipendenze operano il Capo e i due ufficiali della Sezione Speciale, rispettivamente Minder 1, 2 e 3.
Se sembra che ci sia una tendenza all'uso di diminutivi e soprannomi è perché... effettivamente c'è, ma dopo un po' ci si fa l'abitudine e ci si destreggia senza troppe difficoltà tra i termini da servizi segreti.
Beh? Che succede di bello in questa storia? Un attentato terroristico nella metropolitana londinese, per cominciare.
Poi, grazie alla collaborazione con l'intelligence israeliana, l'omicidio di un imam che "predicava" la jihad come sesto pilastro dell'Islam; quello mancato di un terrorista a cui erano interessati gli alleati; quello (classificabile come "danno collaterale") di un principe saudita che finanziava, tra le altre cose, un campo di addestramento terroristico. Campo localizzato in un wadi in territorio saudita da cui sta per partire un'infornata di attentatori e che gli arabi potrebbero spazzare via, ma solo in cambio della consegna dell'agente che ha compiuto l'omicidio del principe.
Da qui in poi le cose precipitano, in quanto le alte sfere si convincono che dopo tutto sacrificare un'agente per evitare gli attentati futuri non è un cattivo scambio.
La suddetta agente non è esattamente d'accordo e, avvertita dal suo diretto superiore (a sua volta avvisato dalla controparte della CIA, intenzionata a perseguire i propri scopi), sfugge alla cattura da parte del Servizio di Sicurezza interna, e diserta, intenzionata a fare l'unica cosa che salvaguarderebbe il suo lavoro e la sua vita... più o meno.
Devo scrivere anche come finisce? Nah, se io ho potuto fare lo sforzo di leggerlo in inglese, e ne è valsa la pena, può farlo anche qualcun altro. Basti dire che non finisce proprio a tarallucci e vino.
O meglio, a vino e altri alcolici assortiti sì, dato che anche la protagonista di questo filone narrativo ha delle lievissime e per nulla evidenti tendenze autodistruttive.
Note finali:
verbo che prima non conoscevo e adesso sì -> to frown (usato spesso e volentieri, a testimonianza di come questo sia un volume all'insegna dell'allegria e della rilassatezza...)
contraccettivo che prima non conoscevo e adesso sì -> Depo-Provera
fatto sulla metropolitana londinese che prima ecc. ecc. -> non c'è un sistema di ventilazione ma il ricambio d'aria avviene grazie al movimento dei treni (non so se sia ancora così)
metodo di uccisione che ecc. ecc. -> a colpi di quotidiano arrotolato per la lunghezza invece che per la larghezza (oh, e aiutando la vittima a cadere da un tetto)
* il titolo del post proviene, come facilmente intuibile, da questo inno nazionale, in ossequio a questo meme.
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24 febbraio 2009
Cinque giorni*
Più o meno cinque giorni fa, venerdì mattina, ho saputo che a fine maggio (sempre che non riesca a trovare una struttura sanitaria convenzionata con tempi di attesa minori**) dovrò sottopormi a un esame medico di una certa laboriosità a una zona del corpo il cui corretto funzionamento è fondamentale.
Tra l'altro la cosa era già stata suggerita da uno specialista un mese fa ma secondo il mio medico era "una misura cautelare eccessiva". Visto che con quella di venerdì le richieste specialistiche sono due, la cosa è diventata inevitabile.
Probabilmente non ci sarà niente di particolare o niente di grave ma negli ultimi giorni non ho potuto fare a meno di sfruttare la tendenza, di chiara eredità materna, a prevedere risultati apocalittici e referti di inaudita gravità.
Su questa si è innestata anche la mia discreta esperienza nella visione di serie televisive di ambientazione medica, nelle quali da questi esami vengono fuori malattie per nulla di poco conto... e se è tutto a posto, è solo perché c'è dietro di peggio.
Lo so, lo so che in tv si spettacolarizza e si vanno a pescare i malanni più assurdi per dare ai protagonisti qualcosa di non banale da fare. O meglio, lo sa la mia parte razionale, quella che ha concluso che c'è da aspettare e sarebbe meglio farlo senza ammazzarsi di seghe mentali.
Quella irrazionale invece si sta divertendo troppo per smettere e ho come il vago sospetto che non lo farà neanche in futuro.
* il titolo del post proviene da questa canzone, in ossequio a questo meme.
** trovata: 19 marzo.
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Tag: I Me Mine
23 febbraio 2009
Blind man*
Vediamo...
non è la prima volta che ordino da Feltrinelli;
non è la prima volta che ricevo qualcosa attraverso SDA;
non abito in una malsegnalata traversa di una recondita viuzza in una misconosciuta periferia di un ignoto paesello;
il palazzo occupa mezzo isolato;
il numero civico è ben visibile;
il mio citofono funziona;
il nome sullo stesso è chiaro;
il nome è esattamente lo stesso del destinatario del pacco in oggetto;
ho contattato il call center di Feltrinelli al primo avviso e spiegato tutto quanto sopra;
li ho ri-contattati oggi.
Allora? Che accidenti devo fare per ricevere 'sto pacco, appendere al balcone uno striscione con su scritto "Per il corriere orbo dell'SDA: consegnare qui"?
* il titolo del post proviene da questa canzone, in ossequio a questo meme.
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22 febbraio 2009
Quando leggevo la Gazzetta tutti i giorni
Quando leggevo la Gazzetta dello Sport tutti i giorni (cosa che ho fatto per 6-7 anni di fila a cavallo del millennio) non mi rendevo davvero conto di quale fosse l'impronta di Candido Cannavò sul giornale.
Me ne sono accorta molto bene quando non è stato più lui a dirigerlo, quando i sensazionalismi, la deriva commerciale, i restyling grafici che nascondevano (male) la pochezza contenutistica mi hanno convinto a passare ad altre fonti di informazione.
Non so come fosse da giovane, ma da quando me lo ricordo io era già un signore attempato, tracagnotto, con l'accento catanese... una specie di (pro)zio, di quelli che quando ti acchiappano non ti lasciano più andare perché hanno sempre qualche aneddoto da raccontare o la loro da dire su qualcosa. Uno che... se all'inizio eri in cerca di una scusa per svignartela, poi non ci pensi più perché quello che ha da dire è interessante, autorevole, un punto di vista in cui si sente l'esperienza ma non per questo vuol essere un'imposizione.
Un modo di parlare... meglio, un modo di scrivere tranquillo ed educato ma deciso, che se qualche volta diventava infervorato era perché ce n'erano tutti i motivi. Come per la lotta al doping, sostenuta con una severità che non ammetteva i facili "perdonismi" verso i campioni nostrani, riservando una certa compassione per l'uomo che aveva ceduto alla facilità delle scorciatoie ma condannando con la massima fermezza lo sportivo che non era stato tale.
L'ultima volta che ho comprato la Gazzetta in maniera continuativa è stato l'estate scorsa, durante le Olimpiadi e la cosa migliore da leggere, al di là del lato puramente informativo del giornale, erano ancora i suoi editoriali.
Giovedì si è sentito male. Oggi è morto. Peccato.
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Tag: Accadde oggi, Sport
19 febbraio 2009
17 febbraio 2009
Dollhouse, prima impressione
Si è iniziato a parlare di Dollhouse, se ben ricordo, verso fine 2007.
Con un certo interesse. Innanzi tutto perché Joss Whedon non è esattamente un asino a sceneggiare quindi se tira fuori un progetto ci sono buone possibilità che sia meritevole di visione, e poi perché la trama della serie, venuta fuori per sommi capi fin da subito, sembrava decisamente intrigante.
Via via si è delineato il cast, a partire da Eliza Dushku nel ruolo della protagonista, Echo; sono state rilasciate parecchie immagini della Dollhouse, il luogo, a metà tra un laboratorio e una Spa, in cui risiedono/lavorano gran parte dei personaggi; ed è venuto fuori qualche intoppo di produzione, col pilot che non convinceva granché il network (la Fox, la cui dirigenza aveva sospeso e rimescolato l'ordine di trasmissione di Firefly, a suo tempo) ed è stato rimaneggiato unendo parte del girato a quello che in origine avrebbe dovuto far parte del secondo episodio. Infine c'è stata una pausa di qualche settimana nelle riprese per permettere la modifica in corsa di alcuni episodi.
Alla fine, anche se promesso per gennaio, il primo episodio ha debuttato il 13 febbraio.
E com'è? In breve, è ben fatto, ben curato, assolve alle funzioni di un buon pilot, introduce la protagonista e quel che le gira intorno, alterna le scene misteriose a quelle d'azione e a momenti più tecnici, mostra quel bel posto che hanno costruito e le abilità intercambiabili degli Attivi ("Actives", non so come verranno definiti in italiano) su diversi campi, fornisce a tratti un punto di vista più umano, laddove la negazione dei sentimenti sembra farla da padrone.
Sì, sembra un compito svolto con diligenza e attenzione ma senza che si veda una scintilla, un qualcosa che faccia pensare "non vedo l'ora di sapere come va avanti". E senza quell'ironia che spesso e volentieri ha fatto da valore aggiunto alle produzioni precedenti.
Con questo non voglio dire che la chiudo qui, anzi: le premesse sono buone e c'è tutto il tempo perché i tratti più spiccatamente whedoniani della serie vengano fuori.
E ci sono diverse cose che meritano di essere approfondite.
Ad esempio l'idea di base della storia: un'organizzazione privata che applica con successo (finora) una tecnologia che permette l'installazione di un numero non precisato di personalità complete di competenze, ricordi, abilità linguistiche e memoria muscolare su soggetti il cui intelletto è ridotto a poco più che tabula rasa quando non vengono impiegati. Queste ex persone, a parte le cure fisiche e un minimo di interazione controllata, vengono "conservate" come bambole, in un laboratorio dal design ricercato ma non per questo meno impersonale.
Altra cosa che si desume dall'uso fatto di Echo, la protagonista di cui si vede all'inizio uno sprazzo di passato e alla fine un video sulle sue aspirazioni alla fine degli studi, è che la Dollhouse non è un ente paragovernativo o comunque con un solo campo di competenza, ma fornisce un ampio ventaglio di servizi, che vanno dalla donna perfetta per un fine-settimana all'esperta di negoziazione per un rapimento, il tutto semplicemente installando le abilità necessarie in una delle bambole.
Queste abilità, richieste dal cliente in base alle proprie necessità, vengono messe assieme in laboratorio a partire da quello che immagino essere un archivio di proporzioni tutt'altro che modeste di schemi neurali (incluso qualche piccolo difetto per rendere il tutto più equilibrato) di persone realmente esistenti/esistite. La qual cosa, come si vede in questo episodio, può portare a qualche raro effetto collaterale: Echo, impegnata in qualità di Miss Penn a mediare per la riconsegna di una bambina rapita, riconosce in uno dei rapitori lo stesso uomo che aveva rapito da piccola la persona da cui provengono le sue abilità di gestione delle trattative. Ovviamente questo incasina, e nemmeno poco, la missione ma contribuisce anche alla risoluzione della stessa nel nuovo scenario, una volta che il trattamento di reset del "personaggio" viene rimandato grazie a Langton, l'addetto a Echo sul campo, che si dimostra il più umano tra il personale a supporto.
Altri personaggi visti finora sono Topher Brink, lo scienziato che si occupa della sintesi e dell'installazione delle personalità, oltre che dell'azzeramento iniziale di quella del soggetto (che, a vedersi, sembra abbastanza dolorosa), Adelle DeWitt e Laurence Dominic, rispettivamente gelida dirigente della Dollhouse e dedicato capo della sicurezza (e della segretezza) della stessa, Paul Ballard, agente FBI ossessionato dal caso Dollhouse, che crede essere un terminale di traffico di esseri umani legato alla mafia russa.
E ovviamente Echo, che dopo un passaggio dal macchinario resettatore, scivola dalla personalità della vitale e festaiola amante della velocità a quella della professionista dal passato segnato dal dramma senza problemi... e invece no, perché il punto di svolta della serie è che i problemi li accusa: flash della sua memoria, e non di quella della personalità indotta, cominciano a farsi vedere e si presume che interferiranno sempre più nel lavoro della bambola.
Il resto si vedrà nelle, si spera, prossime 12 puntate.
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Tag: Televisioni
15 febbraio 2009
Mela/aceto
Se mai ho avuto la curiosità di sapere come stessero assieme gli odori di mela e aceto, dopo aver lavato la cucina (post lasagne-della-domenica, quindi ben sporca) col prodotto qui accanto ritratto, non ce l'ho più.
Constatazione n. 1: quel coso emette un puzzo terrificante.
Constatazione n. 2: il puzzo di cui sopra è decisamente persistente.
Constatazione n. 3: il coso funziona. E anche piuttosto bene.
Constatazione n. 4: il coso era in offerta al supermercato e ne sono stati acquistati sei.
Non so come, ma mi ci abituerò.
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Tag: VariEventuali
09 febbraio 2009
Battuti sul tempo
Immagino che adesso aspettarsi che gli yes-men e i fifoni si mettano a discutere con calma e sfornino, piuttosto che un (altro) provvedimento ad personam, una legge decente sul testamento biologico sia troppo.
O aspettarsi che chiunque, in particolare chi non sa un cavolo ma pretende non solo di dire la propria, ma anche e soprattutto di imporre il proprio modo di vedere agli altri, la pianti una buona volta.
E chiaramente è troppo anche aspettarsi che finiscano le ingerenze, le speculazioni e lo sfruttamento di un dolore privato per modificare l'equilibrio dei poteri a proprio favore sull'onda dell'emotività...
Strani giorni. Viviamo strani giorni.
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Tag: Res publica
07 febbraio 2009
Il* Spettro
Visto che ultimamente la dogana mi presta tanta attenzione, per un po' questo sarà l'ultimo acquisto da fuori Europa. A meno che non mi capiti davanti qualcosa di così economico o di così desiderato da valere un ulteriore esborso del 20% del suo valore.
A posteriori, sono pienamente convinta che questa tavola l'avrebbe meritato.
Non è una scena tanto allegra, con lo Spettro, l'entità che nell'universo DC rappresenta l'ira divina, letteralmente immerso nelle nefandezze compiute dai membri di una setta dedita al peccato in tutte le sue forme. Ma è una rappresentazione "forte", che a mio immodesto parere non manca di potenza espressiva e che tramite questa riesce a trasmettere con efficacia le atrocità compiute dal blasfemo ordine.
Quindi mi piace, chiaramente non per quel che vi si fa, ma per come il tutto viene reso.
Le specifiche sono quasi le stesse della precedente: Final Crisis: Revelations #2, scritto da Greg Rucka, disegnato da Philip Tan e inchiostrato da Jonathan Glapion.
Per l'immagine ho invece utilizzato la scansione originale del venditore, in quanto non solo oggi c'è troppo buio per una foto decente, ma è anche lo stesso clima (e tipo di luce) previsto per i prossimi giorni.
* per la definizione "Il Spettro" si ringraziano gli svarioni Planeta.
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Tag: Tavole originali
06 febbraio 2009
"Si fa come dico io e basta"
Non ricordo di preciso... cosa bisogna arrivare a fare per rientrare nella definizione di colpo di stato?
Chiedo, perché oggi mi pare che ci siamo "vicini vicini".
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Tag: Res publica
03 febbraio 2009
Facendo due conti
Facendo due conti, sulla base delle esperienze pregresse, mi tocca una cantonata di proporzioni gargantuesche ogni 11-12 anni.
Frequenza che, suppongo, sia minore di quelle di altre persone.
Ad ogni modo, la prossima dovrebbe aspettarmi tra i 41 e i 42 anni: ne prendo nota adesso così magari quando capiterà comincerò a rendermene conto per tempo.
C'è di buono (sì, a cercare benebenebenebene, qualcosa di buono si trova) che le età che inizieranno col numero 3, tra qualche mese, dovrebbero essere tranquille, da questo punto di vista.
...
Who dares wins, eh? Al momento, se mi capitasse davanti uno con questo motto addosso*, gli tirerei dietro il monitor**, altroché.
* le probabilità che succeda sono prossime allo zero e l'affermazione è comunque di un certo effetto;
** questa è vera: anni fa ho visto una persona particolarmente incavolata lanciare un monitor crt da 15"; no, non a me.
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02 febbraio 2009
La solita vecchia storia
Lasciamo perdere, che è meglio.
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01 febbraio 2009
Dati demografici 2008
Qualche giorno fa il Comune di Bergamo ha sfornato l'annuario demografico del 2008.
Centosettantotto pagine di dati che non so in quanti si studieranno dalla prima all'ultima, ma che in breve indicano che:
Attualmente in città risiedono 117.890* persone, 55.253 maschi e 62.637 femmine**. La Circoscrizione più popolata è la numero 1 con 24.810 abitanti, mentre quella con meno residenti è la numero 3, con solo 5.115 abitanti.
Osservando questi dati si nota inoltre che Bergamo continua ad essere una città sempre più straniera: nel 2003, per esempio, la popolazione totale era di 114.190 abitanti, con 105.991 italiani e 8.199 stranieri (7,2 %), mentre nel 2008 su un totale di 117.890 residenti, gli italiani sono 103.525, gli stranieri 14.365 e rappresentano il 12.2% della popolazione***.
La Circoscrizione**** con il maggior numero di stranieri è la numero 1 (27 %), mentre solo l'1.8 % degli stranieri risiede nella Circoscrizione 3.
Per quanto riguarda la composizione delle famiglie per numero di componenti il 43.3% delle famiglie è composta da 1 solo componente, il 26% da 2 componenti, il 15.6 % da 3, il 11.6 % da 4 e il restante 3.5 % da 5 o più componenti*****.
* circa 800 più dell'anno scorso ma sempre ben lungi dai 130000 degli anni 70.
** fascia d'età più estesa: 40-44 anni.
*** in maggioranza provenienti dalla Bolivia, poi Romania e Marocco.
**** nella via dove abito io, siamo oltre i mille abitanti, una delle poche a 4 cifre.
***** ci sono più famiglie da 9-10-11 persone di quanto credessi possibile.
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