31 agosto 2008

Ma quanto sei gay?


Solo al 56%, secondo questo attendibilissimo test di tale Channel 4 giunto or ora sulle ali della posta.
Temo che ammettere che non so cambiare l'olio all'auto e che non mentirei nel caso sapessi farlo abbia rovinato la possibilità di una percentuale più rotonda.
Pazienza...

30 agosto 2008

D'urgenza

Lo ammetto: ci sono cascata di mia volontà.
Ormai dovrei saperlo come sono le fiction all'italiana, e questa aveva più di un motivo per risultarmi poco gradita a priori, ma non si sa mai, magari gli entusiastici proclami riguardo a "Terapia d'urgenza", il nuovo (auto)prodotto di Rai Fiction, avrebbero potuto non essere del tutto campati in aria.
Avrebbero. Potuto. Magari.
E invece no: registrata ieri e vista oggi, è la solita solfa. In salsa ospedaliera e accenti milanesi.
A cominciare da quel problema che sembra affliggere la maggioranza degli attori italiani che pascolano per fiction, il mugugno a volume calante. Non so se è questione di microfoni, o se tutti quelli capaci di dare alla propria voce più di un'inflessione siano stati dirottati verso gli studi di doppiaggio, o se è un trend delle scuole di recitazione, ma accidenti, è possibile mai che su 15 persone di cast e un imprecisato numero di comparse ce ne siano a stento due che riescono a scandire bene quello che dicono in tutta la puntata? Boh.
O è che anche il migliore degli attori, quando si ritrova davanti una sceneggiatura che ha dei dialoghi e degli sviluppi a dir poco prevedibili, ove non banali, tira i remi in barca e recita il minimo. Ri-boh.
Poi ci sarebbe la colonna sonor... ah, no, niente colonna sonora, salvo quei due minuti in cui sempre la solita strofa della stessa canzone che faceva da sottofondo ai promo ha avuto il compito di sottolineare il profondo conflitto interiore del dottor burbero-ma-dal-cuore-tenero.
Uh, dimenticavo i personaggi, spina dorsale di ogni telefilm che si rispetti: abbiamo anche il primario in fregola da mezza età che se la fa con la caposala, lo specializzando strapazzato per il suo bene, la receptionist ingolfata, l'infermiera che si barcamena tra lavoro maltrattato e vita privata, la pediatra appena arrivata tutta lavoro e un segretuccio alle spalle, il fighetto spagnolo a cui tutte sbavano dietro, la dottoressa dagli amorazzi controversi, il geloso cornificato/piantato dalla suddetta, la dottoressa madre sola, segnata dalla vita ma inguaribile ottimista e bla bla bla.
Ma arrivano in soccorso i casi medici (ci sono anche quelli, i nostri non si fanno solo gli affaracci loro), di stretta attualità: gara automobilistica tra diciottenni-bene, con finale paralitico e morale per tutti gli spettatori giovani, incidente in cui si ritrovano coinvolti anche i figli del dr. burbero, con annesso volemose bbene e tutti vivremo felici e contenti.
E inoltre bambina (se no la pediatra stronza che ci sta a fare?) affetta da problemi respiratori tanto quanto da nonna invadente e maniaca del controllo e madre insicura a cui sembra che la povera infermiera distratta dal flirtare con un collega abbia somministrato un medicinale sbagliato. Sembra, eh, come minimo sarà stata la nonna.
Infine, ben due ceffoni morali alla malasanità, ovvero un tizio operato per l'applicazione di un bypass gastrico e poi trascurato dal dr. tronfio, che postmortem cerca anche di mettersi d'accordo con l'ispanico fighetto per evitare rogne (ma l'intrepido non cederà di un solo olè) e un presuntuoso affetto da attacchi di panico e spennato da un bieco cardiologo privato.
Solo 5 in un'ora e mezza? Eh, beh, a mettercene di più il ritmo sarebbe stato troppo alto e avrebbe rischiato sia di disturbare l'abbiocco post-cena degli spettatori che i rapporti interpersonali tra i personaggi.
E per fortuna che questa fiction doveva offrire agli spettatori un realistico spaccato dell'eccellenza della sanità lombarda... no, un momento. Ho capito! La chiave è "realistico"!
Tempo fa non so quale medico si lagnava che la gente vede i telefilm ammeregani in tv e poi va in ospedale e si aspetta chissà che, di avere una diagnosi corretta, una cura che faccia effetto in tempi rapidi, cose del genere, chiaramente fuori dalla realtà.
Così il servizio pubblico si sta ingegnando a fornire agli spettatori una versione più aderente alla pratica.
Altro che critiche. Grazie, servizio pubblico!
E telespettatori ingrati che non siete altro, vedetevi le puntate successive!

Calcola quanto ti costerà


Calcola quanto ti costerà, raddoppia e ci andrai vicino.
Massima che, nonostante nel libro in cui l'ho letta si riferisse al finanziamento di un piccolo impianto per l'estrazione dell'oro in Sud Africa, torna utile per tante cose.
Ad esempio, per le... com'è che le hanno chiamate? Ah, ecco: le opere straordinarie di ammodernamento condominiale previste per il prossimo marzo.
Il bello è che di urgente non c'era nulla. Solo che al comitato condominiale interscala, o come accidenti si sono rinominati gli eletti che guidano questo condominio verso le più alte vette di beltà e decoro urbano, è venuto in mente che entro il 2012 o giù di lì bisognerà adattare le ringhiere di tutti i balconi a una misura prevista da nuove leggi, credo 95 cm.
Poi alle stesse menti è sovvenuto che, visto che passa come intervento ecologico e scontabile dalle tasse, anche togliere l'eternit dal tetto sarebbe una buona cosa.
E fin qui... "tranquilli, ce la caveremo con 2/3000 Euro a testa".
Però, visto che ci vorranno le impalcature, si potrebbe approfittare per rifare i lastricati dei balconi e sostituire le sbarre con barriere in vetro a misura. E anche dare una rinfrescata alla facciata non sarebbe male.
All'assemblea condominiale successiva, poi, i miei vicini si sono dati alla pazza gioia:
Il marmo dell'ingresso è opaco! Rifare, rifare! Le cassette della posta sono piccole, mi si stropiccia il giornale! Nuove, nuove! La porta d'ingresso è troppo pesante! Automazione, automazione! Gli ascensori sono brutti! Cambiare, cambiare! Non riesco a vedere bene telepettegolanews24! Antennona, antennona! Le luci dei corridoi sono troppo fioche! Neon, neon! I garage sono smorti! Ridipingere, ridipingere! Le cantine sono umide! Indagare, indagare nelle fondamenta!
E fu così che, giorni dopo, tutti ci ritrovammo nelle troppo piccole cassette della posta un preventivo compressivo di più di mezzo milione di Euro che, diviso per millesimi e accompagnato da una proposta di prestito bancario, ha fatto recedere alcuni amanti dell'architettura d'interni dalle proprie pretese.
Non che alla fine si sia riusciti a tirchieggiare più di tanto: tra una cosa e l'altra ci sono ancora 404000 € di spese, di cui a noi ne toccano circa 10500.
Inclusi 900 Euro di barriere in vetro che proprio non mi vanno giù e alla prossima assemblea, se appena c'è spazio di manovra per scelte personali, eliminerò senza remore dal preventivo.


Ah, a proposito del non andare giù, giovedì, dopo aver... come dire... avuto qualche problema a tenere la colazione all'interno dello stomaco, ho avuto un'interessante conversazione col mio medico, il quale mi ha proibito, almeno per un paio di settimane, il consumo di latte, latticini, cioccolato e caffè.
Da cui l'ovvia domanda "e io che mangio a colazione?" e l'altrettanto ovvia risposta "si faccia un té leggero con le fette biscottate".
Ecco. Se prima il té mi stava abbastanza antipatico, ora non lo sopporto proprio.

26 agosto 2008

Tre

Me ne sono completamente dimenticata nella data giusta, il 23 agosto, ma anche il 24 e il 25... insomma, solo oggi il "dovere" di cronaca si è ricordato che, giorno più, giorno meno, tre anni fa iniziavo questo blog.
Festeggiamenti et stupore per il protrarsi dell'impegno? Anche no, tanto ormai ho più o meno realizzato che la cosa è fattibile e quando non c'è nulla da scrivere, nulla si scrive e amen.

Qualche punto da fermare a questa data e ora:
post pubblicati: 688
post scritti: di più
bozze ancora al bivio tra "finisco di scrivere e pubblico" e "butto": 7
post riletti oltre a quelli visualizzabili nella prima pagina: il meno possibile, o scatterebbero le modifiche
visite secondo il contatore: 29297
di cui mie per rileggere e modificare subito dopo la pubblicazione: un bel po'
argomento più trattato: fumetti e libri
mese più prolisso: agosto 2008
mese meno prolisso: agosto 2005, per ovvie ragioni... a seguire, febbraio 2008
cambi di grafica: tolta quella di partenza, uno "grosso", più qualche piccolo aggiustamento ogni tanto
altro da dichiarare: non che mi venga in mente

Ok, fatto questo, andrò a continuare la lettura iniziata ieri, ovvero quel maneggevolissimo volume da 2,275 kg che è La morte di Superman.
A proposito del quale, ed è strano perché non pensavo che me ne sarei accorta per una storia letta una sola volta 4 anni fa, ho già beccato i primi punti in cui l'editore ha scelto di tagliare delle pagine.

25 agosto 2008

Si fa presto ad abituarsi...

...ma a disabituarsi ci vorrà un po'.
Infatti stamattina, appena sveglia e senza pensarci troppo, ho acceso la tv. O meglio, ho acceso il monitor del pc collegato a un sintonizzatore tv, bloccato su Rai2 ormai da giorni.
C'era la replica di una qualche puntata di "Sorgente di vita", rubrica televisiva di vita e cultura ebraica. Ho spento.
Non perché non abbia rispetto per la cultura ebraica, ma perché mi aspettavo una partita di beach volley o di ping pong o un collegamento col Water Cube o il bacino artificiale di Pechino. E invece no.
Vittime della carenza olimpica... dopo Sydney l'umore degli australiani era calato a picco a causa del non sentirsi più al centro del mondo. Non so per i cinesi, ma per gli spettatori intensivi oggi ci sono ancora i postumi dell'abbuffata polisportiva.
Mentre gli ultimi atleti tornano a casa, si fanno sondaggi per decidere quale gara o personaggio abbiano fatto più presa tra il pubblico, riassunti delle imprese, proclami di soddisfazione, richieste di fondi, ci si tolgono sassolini dalle scarpe e si nota come gli scapigliati inglesi abbiano già fatto la prima gaffe, a Pechino è tornato l'inquinamento e gli innumerevoli volontari, come prima l'hanno messa in piedi, ora stanno smantellando i vari pezzi della grandeur olimpica, aiuole incluse.
Oggi c'è ancora qualcosa da dire, ma da domani giornali e telegiornali torneranno ad avere le solite scalette, gli sport minori a contendersi i trafiletti, i servizi-riassunto e, ancora per qualche mese, le ospitate televisive per mostrare la medaglia, il ritiro del cavalierato o altra onorificenza dello Stato la cui concessione ormai sembra diventata un'abitudine... e poi ognuno tornerà a quel che gli compete.

Ecco, torniamoci tutti, che è meglio: a parte le solite cose, ho ancora da leggere almeno il titolo dei 965 feed RSS che ho accatastato mentre facevo altro, oltre a un po' di cose che avevo ordinato, sono arrivate e finite ammucchiate in attesa di attenzione anche loro.

Ma prima devo ricordarmi di staccare il cavo dell'antenna da quel coso.

24 agosto 2008

Così finisce...

...l'Olimpiade numero 29. Con una cerimonia da due ore in cui solo alla fine il perfezionismo cinese ha lasciato spazio per un rompete le righe nemmeno poi così caotico.
Prima c'erano stati i vari segmenti a base di tamburi, campanelli, gli immancabili fuochi d'artificio e le ancor più immancabili imponenti coreografie di massa, la premiazione della maratona, le dichiarazioni di ringraziamento e chiusura.
Abbiamo visto il passaggio di consegne a Londra, con relativa dimostrazione a base di luoghi comuni, tutti gli atleti rimasti che, per una volta che non venivano rigidamente incasellati dai volontari, si sono accalcati in alcuni punti lasciandone vuoti altri, l'ammainabandiera, lo spegnimento del braciere alla fine di un riassunto video delle imprese sportive giorno per giorno, la fase musicale pop... e il non scordateci di Pechino al mondo.
E chi vi si scorda, con le 100 medaglie e la presenza, ove non il dominio, in ogni sport, con quel che c'è, l'ordine, la puntualità, la gentilezza, la sicurezza, la tecnologia, l'organizzazione e quel che manca, i diritti umani, quelli dei lavoratori, la libertà di autodeterminazione, di espressione, di protesta, di fruizione del resto del mondo... tutta roba infilata sotto uno splendente tappeto, come lo stesso inquinamento di Pechino, tanto temuto nei giorni precedenti e miracolosamente svanito in quelli di gara.
In questi giorni la Cina ha mostrato al mondo, se ancora ce n'era bisogno, di essere un gigante sempre più consapevole di sé stesso, non solo nell'economia a basso costo e grande inquinamento, non solo nell'autoritarismo e nel controllo ossessivo, ma anche nello spettacolo e nelle attività sportive (e collaterali), intese in un senso più occidentale, dell'allenamento e della programmazione per la vittoria del singolo e della squadra, piuttosto che per mantenere in salute il popolo perché meglio possa rendere al lavoro.
A posteriori non si può che confermare che la stessa efficiente macchina che regola le vite di più di un miliardo e trecento milioni di persone, applicata all'impegno di scovare e allenare (senza scordare l'importazione di tecnici occidentali) atleti capaci di arrivare a medaglia, meglio se d'oro, in ogni sport, è arrivata alla meta che si era prefissa.
Sfilando medaglie a diversi paesi, bisogna dire: se nel confronto con la sola Atene 2004 gli Usa sono rimasti più o meno stabili, Australia, Giappone, Ungheria, Brasile, Norvegia, Turchia, Iran sono un po' calati nel medagliere, la Romania è dimezzata, Cuba è sprofondata, come pure la Svezia, la Grecia e l'Austria. I posti lasciati vacanti sono stati occupati, oltre che dalla Cina che ha raggiunto il primo, da Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Kenya, Etiopia, Bielorussia, e chiaramente Giamaica, in controtendenza e in salita.
E l'Italia? L'Italia si è mantenuta tra i primi 10, ma è in calo. In confronto ad Atene sono mancate 4 medaglie, 6 rispetto a Sydney, 7 ad Atlanta.
Si potrebbe dire che ad altri è andata peggio, ma sarebbe un bel modo per non fare autocritica... un po' come dire "e però abbiamo superato la Francia, gnè gnè gnè". Ah, l'hanno già detto? Vabbé, niente.
La scherma ha prodotto due ori e cinque bronzi (7), il tiro a volo un oro e due argenti (3), il pugilato un oro, un argento e un bronzo (3), la marc... ehm, l'atletica un oro e un bronzo (2), il nuoto un oro e un argento (2), la canoa un argento e un bronzo (2), il ciclismo su strada un argento e un bronzo (2), la vela un argento e un bronzo (2), il judo un oro (1), la lotta greco-romana un oro (1), il tiro con l'arco un argento (1) il canottaggio un argento (1), il taekwondo un argento (1).
Tanto per curiosità, 17 medaglie (6 ori, 5 argenti e 6 bronzi) su 28 arrivano da sport in cui si infilza, picchia in più modi, perfora e spara.
Cos'è mancato? Principalmente l'atletica su pista, da cui in passato qualcosina arrivava, e gli sport di squadra: su 5 squadre, volley e pallanuoto maschile e femminile e calcio maschile, il risultato migliore è stata la medaglia di legno dei pallavolisti di stamattina.
Come risolvere le mancanze e mantenere in salute quel che c'è, sarà affare del CONI, delle varie federazioni e, bontà loro, dei gruppi sportivi militari: senza contare le squadre, 7 ori, 4 argenti e 5 bronzi provengono da tesserati per Fiamme Oro, Fiamme Azzurre, Fiamme Gialle, Carabinieri, Aeronautica, Forestale, Esercito.
Le Olimpiadi di quest'anno finiscono così e se ne riparla per Londra, ma il sei settembre cominciano le Paralimpiadi. Vedremo come andranno...

Ps: all'inizio non era mia intenzione (e nemmeno pensavo di riuscire a) scrivere un post riassuntivo al giorno. Via via, però, il materiale non è mancato e quindi... meglio così. Giorni come questi mi mancheranno, nonostante tutto.

L'ultimo oro

L'ultimo oro della giornata, e della ventinovesima Olimpiade, arriva finalmente dalla boxe. Finalmente perché, da tre atleti (su sei in totale, mica male) arrivati in semifinale e quindi a medaglia, erano arrivati "solo" un argento e un bronzo.
Ci voleva la vittoria; e la vittoria che è arrivata è la più bella, quella raggiunta dopo un incontro dominato con tecnica, tattica e potenza... tanto che è stato concluso in anticipo per k.o. al terzo round, già sul 13-4. Pulito e bello anche a vedersi, non come quello di ieri in cui a un certo punto sembrava tutto uno spingersi e scazzottarsi in maniera concitata.
Il timore qui era, visto l'avversario cinese, un'eventuale sudditanza arbitrale che avrebbe potuto rendere le cose più difficili, ma la differenza è stata tale e tanta che anche il giudice più furbo non avrebbe potuto inventarsi nulla.
Questa medaglia riscatta parzialmente, agli occhi del tifoso globale, non di certo dell'estimatore del singolo sport, le altre due in cui si sperava oggi.
Innanzi tutto quella del volley maschile, con l'Italia sconfitta 3-0 dalla Russia nella partita per il bronzo.
Risultato della partita netto, quello dei singoli set un po' meno: recuperati i vari infortunati persi per strada durante questo torneo, chi più chi meno in difetto di condizione ma soprattutto di partecipazione, a fregare gli italiani sono stati, tanto per cambiare, gli errori propri sugli attacchi altrui. Poi un po' di nervosismo, qualche mini-break e la frittata è stata fatta. Non che ci si possa lamentare più di tanto, però... si sapeva che questa era una nazionale da piazzamento più che da medaglia, e il solo fatto che siano arrivati fin qui con tutti gli infortuni di mezzo fa onore allo spirito di squadra.
Il torneo poi è stato meritatamente vinto dagli Usa per 3-1 sul Brasile, ribaltando esattamente il risultato della finale femminile di ieri.
L'altro, immeritato a detta degli esperti ma anche all'occhio meno tecnico di chi guarda e basta, bruciante quarto posto è stato quello della squadra di ginnastica ritmica.
Qui s'era già visto che l'intenzione dei giudici, al di là dei valori in campo, era di portare sul podio la Cina ma oggi si è messa di mezzo anche una sorta di "sudditanza tradizionale" che ha portato all'oro la Russia, da sempre ai vertici nell'individuale... e, con un po' meno merito, anche oro a squadre.
Alla fine, tra Russia contenta per la vittoria e Cina per l'argento, a restarci male sono state la Bielorussia, terza dopo essersi qualificata al secondo posto, e l'Italia, inchiodata al quarto posto nonostante gli sforzi e l'immediato ricorso su un punteggio troppo tirchio.
Lacrime finali, ma lo sport è anche questo.
Altre gare di oggi, la maratona, vinta dal keniano Samuel Wanjiru, con gli italiani dal 12° posto in giù, il torneo di pallanuoto maschile, vinto dall'Ungheria sugli Usa, con Italia nona, quello di pallamano, appannaggio della Francia e infine quello di basket maschile, ove il dream team si è ripreso il primo posto, senza però passeggiare con una Spagna decisa a provarci e poi battuta per 118-107.

E questo è tutto, per lo sport almeno teoricamente pulito.
Sul versante doping, il contatore si ferma a 13, tra umani ed equini, durante le Olimpiadi, 46 in totale nel periodo dal 27 giugno al 23 agosto. Complimenti.

23 agosto 2008

Intermezzo: perché ci sono cinque cerchi?

Perché hanno quei tamburi? Ma i giudici sono stati cattivi? Perché non iniziano a correre dalla stessa linea? Come si chiama quella signora? Quando finisce la gara? Perché non vince l'Italia? Perché hanno le scarpe coi chiodi? Che sport è quello? Perché quello che ha vinto l'argento è triste e quello del bronzo felice? Che vuol dire parata e risposta? Perché non ci sono neri nel nuoto? Perché ci sono solo neri nelle corse? Che vuol dire pentathlon? Ma le medaglia d'oro sono proprio d'oro? A che serve la piscinetta più piccola vicino alla piscina dei tuffi? Adesso che ore sono a Pechino? Perché hanno tutti quei cosi attaccati all'arco? Quei costumi galleggiano davvero? Che vuol dire detassare? Come fanno quei tizi che remano di spalle a sapere dove vanno? Cosa fa un cartellino giallo? A cosa sparano quelli? Perché uno della squadra è vestito diverso? Come mai giocano in Cina se i cinesi sono cattivi? Perché chi ha vinto piange? Come mai i giudici stanno in mezzo al campo dove tirano i pesi e non si spostano? Dov'è il Tibet? Come fanno a capire se un salto è nullo? Perché quelle signorine che portano i vassoi sono vestite tutte uguali? Come mai non c'è la moviola in tutti gli sport? Perché quelli della marcia corrono così storti? A che servono i blocchi? Come fanno a stare tanto sott'acqua? Perché i pallanuotisti hanno quelle cose sulle orecchie? Quanto sono alti i giocatori di pallacanestro? Perché vincono sempre i cinesi? Che vuol dire carpiato? Perché la pista è rossa? Quanto sono alti gli ostacoli? Di cos'è fatto il testimone? C'è la spiaggia a Pechino? Perché l'acqua per quei canoisti è così agitata? Quanto è lunga la maratona? Perché non ci sono italiani in quella gara? Se cadono dagli anelli come fanno a risalire? Perché cantano gli inni? Quanto è lunga la fune? Ma le vendono le scarpe d'oro? Perché li fanno correre lo stesso se piove? Perché hanno i cerotti colorati e lunghi? Perché ci sono le antenne nella rete della pallavolo? Quant'è il punteggio massimo? Se finiscono pari che succede? Cos'è il badminton? Perché i commentatori urlano? Come mai si appiccicano i numeri sulle gambe? Perché fanno le Olimpiadi ogni 4 anni? E se il fuoco si spegne che fanno? Perché gli ostacoli dei cavalli sono tutti diversi? Cos'è il dream team?

...

Se c'è qualcosa che non rimpiangerò di queste Olimpiadi sono le centinaia di domande generate dal tentativo di inculcare un po' di conoscenze sportive nella mia nipote numero 2.

Argenti e dediche

Stamattina, non so se per colpa mia o per carenze a monte, lo streaming Rai si vedeva così. Insostenibile.
Per fortuna che, a saperle e volerle cercare, fonti di visione alternative se ne trovano, o non sarei riuscita a vedere neanche con la lente d'ingrandimento la finale del nuoto sincronizzato a squadre.
Finale (programma libero) in cui non c'è stata storia: la squadra russa era troppo superiore alle altre, tanto da ottenere per la prima volta nella storia olimpica un punteggio di 100, con un esercizio nuovo e di grandissima resa, ma così faticoso che alla fine le atlete hanno stentato a tirarsi fuori dall'acqua.
Seconda la Spagna, che ha pagato un po' la non originalità, terza la Cina, e sesto, nonostante il malore in acqua di un pezzo della squadra, poi sostituita dalla riserva, il Giappone.
Essendo questo il penultimo giorno di gare, si vanno concludendo i programmi delle varie discipline.
L'atletica su pista, in primis, con le ultime finali: il lancio del giavellotto uomini, con oro e record olimpico al norvegese Andreas Thorkildsen, la 4x400 donne, vinta dagli Usa con una buona tattica di gara sulla Russia, sul podio anche nella corrispondente gara maschile, vinta ancora dagli Usa. Oro all'Etiopia negli 800 uomini e 1500 donne, mentre nei 5000 uomini oro e record olimpico all'etiope Kenenisa Bekele.
Ultima a concludersi, la gara di salto in alto femminile (con Antonietta Di Martino ferma all'1.93), lineare per le prime 5-6 misure, in cui la croata Vlasic e la belga Tia Hellebaut avevano fatto il vuoto per giocarsi l'oro a 2.07, sbagliati 3 volte dalla prima e solo una, saltando gli altri due tentativi, dalla seconda, che poi avrebbe vinto in virtù di un errore in meno alla misura precedente. Domani maratona.
Conclusione anche per il concorso completo individuale nella ginnastica ritmica, vinto meritatamente dalla russa Kanaeva; domattina (per noi) la finale a squadra con l'Italia in bilico sul podio assieme alla Cina: già si prevede che se andrà male (speriamo di no) i giudici, oggi equilibrati, saranno presi per venduti/succubi/quant'altro.
Fine del programma dei tuffi, dove le speranze italiane sono andate affievolendosi giorno dopo giorno; del ciclismo, con la mountain bike maschile e femminile (miglior risultato fra tutti, il quarto posto di Marco Aurelio Fontana); del torneo di calcio maschile, con vittoria dell'Argentina in una partita interrotta, causa caldo eccessivo, per dare ai giocatori la possibilità di bere; e di quello di volley femminile con l'oro al Brasile sugli Usa.
Ultimato anche il programma di taekwondo in cui ha fatto notizia, più della sconfitta al primo turno dell'unico italiano presente, l'olimpica accettazione della sconfitta da parte del cubano Matos, che ha ben pensato di esternare la propria insoddisfazione per il giudizio con un calcio all'arbitro. Senza parole.
E finalmente, gli argenti di oggi: il primo, a soli 4 millesimi dall'oro dell’ucraina Osypenko, per Iosefa Idem (che, se ho ben capito da un'intervista della Gazzetta dello Sport, non sta al villaggio olimpico dal '96 ma nessuno ha da ridire a proposito) nel K1 500, con rimonta prima fatta e poi subita. Quarantatre anni. Settima Olimpiade. Senza parole, ma per ben più alti motivi.
Altro argento, il decimo, nella boxe, ad opera di Clemente Russo, battuto nella finale dei pesi massimi dal russo Chakhkiev. Finale, bruttina da vedere, per quel che può valere il mio parere, con annessa polemica sull'attribuzione dei punti: ancora una volta la discrezionalità degli arbitri non soddisfa.

Questo per quanto riguarda strettamente le gare, mentre per il dopogara, a quanto pare l'appello a parlare dei diritti umani in Cina ha fatto proseliti tra i nostri a Pechino, che finalmente si fanno sentire: altre dediche per i sofferenti e regali simbolici in arrivo per il Dalai Lama.

22 agosto 2008

Solo fuori

L'atletica italiana sembra funzionare solo quando la gara si svolge in massima parte per strada, fuori dallo stadio, mentre su pista e pedane arrivare in finale è già un'impresa così stancante che a quel punto non c'è più nulla da dare anche solo per avvicinarsi in zona medaglie.
Così, l'unico modo per bilanciare una serie continua di nulla di fatto, di atleti gestiti male e lamentele assortite (e bene hanno fatto gli stafettisti a farsi sentire quando ne hanno avuto l'occasione), pare attaccarsi ai risultati della marcia: ieri il bronzo di Elisa Rigaudo, oggi l'oro di Alex Schwazer. Cinquanta inimmaginabili chilometri in 3 ore e 10, nuovo record olimpico, e un distacco di 2-3 minuti dalle altre medaglie, dopo una gara sempre condotta e un cambio di ritmo al 40° Km che ha lasciato dietro i "compagni di fuga".
Questo nella mattinata; nel pomeriggio, la finale di salto con l'asta (inutile chiedersi dove sia finito Gibilisco, che l'aveva raggiunta ieri) è stata vinta dopo un testa a testa tra il russo Lukyanenko e l'australiano Steve Hooker da quest'ultimo, che ha saltato 5,96 all'ultimissima prova utile. Lungo femminile al Brasile, 5000 all'Etiopia, decathlon agli Usa e... come sarà mai finita nelle due staffette 4x100? La notizia è che la Giamaica ne ha vinta solo una, quella maschile con tanto di primato del mondo e solito distaccone sugli altri, mentre in quella femminile sono incappate anche loro in un passaggio pasticciato. Disperse in gara anche le inglesi per lo stesso motivo (provarli meglio, 'sti passaggi, no?) si è avuto un inatteso podio Russia-Belgio-Nigeria.
Riepilogando per i nostri colori, nei tuffi niente finale nella piattaforma maschile, lontane dal podio le italiane del pentathlon moderno, eliminazione in semifinale nella BMX, ancora infognata nelle gare per i posti meno pregiati la nazionale di pallanuoto maschile, finale di domenica raggiunta col 4° posto per la squadra di ginnastica ritmica, coi soliti sospetti sui punteggi, ottavo e quarto posto nel K4 500 donne e K4 1000 uomini.
Ma parliamo di medaglie, visto che ce ne sono state ancora.
In ordine di valore, nonché prima in assoluto per la specialità, quella d'argento di Mauro Sarmiento nel taekwondo, 80 kg. Finale raggiunta in extremis, dopo un cammino per nulla semplice e persa con l'iraniano Hadi Saei dopo una speranza di rimonta. Ma pare sia già abbastanza.
Poi un bronzo nella canoa K2 1000 metri: dato per staccato e non più considerato dal commento ai 750, il duo Scaduto-Facchin ha messo in piedi una rimonta dal 5° al terzo posto, bruciando l'equipaggio polacco (che, ormai prossimo all'arrivo e abbastanza lontano da quello italiano, aveva un po' mollato) per soli 5 centesimi.
L'altro alloro arriva dalla boxe: trattasi di un altro bronzo, quello di Vincenzo Picardi, sconfitto in semifinale nella categoria nei 51 kg ma ugualmente medagliato. E non solo: altre prestazioni più che convincenti di Roberto Cammarelle, che è andato in finale nei supermassimi dopo un k.o. tecnico alla seconda ripresa, e di Clemente Russo, stesso percorso ma vincendo ai punti, per la finale dei massimi.
Oggi c'era anche la semifinale per l'ultima squadra rimasta, quella di volley maschile, persa purtroppo per 3-1 col Brasile. Quell'uno è il risultato del primo set, sempre condotto grazie ai pochi errori propri e al non essere ancora entrati in partita degli avversari. Dal secondo in poi, però, non c'è stato molto da fare se non inseguire ogni singola palla e sperare che i sudamericani peccassero di troppa sicurezza e allentassero un po' difesa e muro, cosa che non è successa anche per l'incapacità di mettere a frutto i momenti buoni e colmare quei due/tre punti di costante distacco. Ah, tanto per non rovinare la tradizione di questo torneo, c'è stato il solito infortunio in mezzo alla gara.
Anche per stavolta quell'oro olimpico tanto inseguito negli anni e mai raggiunto anche quando c'erano tutti i favori del pronostico è sfuggito. Non che ci si sperasse tantissimo, ma un po' sì. Peccato.


Fuori dai giochi ma anche no, questa intervista uscita stamattina sulla questione Tibet, nella quale Margherita Granbassi dice alcune cose sensate e una che, per quanto mi possa stare simpatica, fa cadere le braccia. Mi riferisco allo scambio

D: Lei era molto critica sulla situazione dei diritti umani, ma una volta giunta a Pechino non ha più sollevato la questione.
R: C'è stato un tam-tam incredibile prima dei Giochi, ma appena arrivati sembrava messo tutto sotto silenzio. Nessuno ci faceva più domande. 'Abbiamo fatto bene a venire' mi dicevo, mi sentivo tranquilla. Finalmente.
Capisco il non dire nulla dopo la finale individuale per paura di ritorsioni arbitrali, ma sbaglio o dopo quella a squadre l'impagliato ha intervistato tutte, dando anche spazio per dire quel che si volesse? E dopo, non c'è stata una conferenza stampa? E prima non c'è stata una chiacchierata con un inviato di Repubblica, pubblicata con comodo dopo il ritorno a casa della squadra?
Uscirsene ora con una dichiarazione del tipo "Ehi, io l'ho scordato perché non me l'hanno specificamente chiesto, ma invito gli atleti che sono ancora lì a manifestare pro-Tibet" a me sembra un pelo paracul... ehm, ipocrita.

21 agosto 2008

Intermezzo: gajinalarke falafurt

In questo periodo sto guardando uno sconsiderato quantitativo di ore di televisione al giorno.
Godendo della programmazione Rai ma soprattutto di commentatori di qualità, a illustrare i quali, pur ricordandosi di non fare di tutta l'erba un fascio, bastano l'impagliato o gli assonnati conduttori in studio alle prese con la scolaresca di esperti che si parlano addosso o vedere come sulle pedane della ginnastica facciano pelo, contropelo e un'esplorazione subcutanea a chiunque non sia italiano, per poi indossare occhiali di prosciutto quando ne passa uno.
O un esemplificativo dialogo a corredo del ciclismo su pista: "Cari telespettatori, dovete sapere che la corsa a punti maschile si chiama Madison in quanto si è corsa per la prima volta al Madison Square Garden di New York, che è lo stesso motivo per cui è chiamata anche americana. E tu, o espertissimo di ciclismo, cosa vuoi dirci a proposito?" "Innanzi tutto voglio raccontarvi le origini del nome di questa disciplina, l'americana, chiamata così perché si corse al Madison Square Garden di New York, che è lo stesso motivo per cui è chiamata anche Madison."
Grazie, ma la prima volta s'era capito.
Ma l'altra cosa che bisogna sorbirsi per forza (non mi metto mica a far zapping durante le Olimpiadi, e se poi tornano in diretta e mi perdo il Gesto Atletico del giorno?) sono le emozionanti pause pubblicitarie. Vabbé, facciamo le sopportabili pause pubbliciatarie. Anzi, no, facciamo le @#§%*$ pause pubblicitarie.
Ad esempio, credo che in Rai, più che promozione per una specie di ER de noantri... pardon, per un gruppo di medici che bla bla lotta contro il tempo per salvare bla bla bla stiano cercando risposta alla domanda "quante volte al giorno bisogna trasmettere 30 secondi di spot per rendere odioso un telefilm prima ancora che vada in onda?"
A mio immodesto parere, la cinquantina o più di ripetizioni attuali è un numero su cui impostare ulteriori studi del genere.
Poco sotto gli innumerevoli dell'autopromozione, si piazzano gli spot di una società di fornitura di energia elettrica che prende il nome da un noto inventore statunitense, la quale ci informa sul numero di kilowattora prodotti da un paio di olimpionici in 4 anni di allenamento, a quanto pare buoni per accendere e illuminare tutto l'illuminabile in case e città. Questi tra pubblicità e sponsorizzazioni stanno spendendo un mucchio di soldi, ma ancora non sono riuscita a trovare i prezzi praticati, se esistono per i privati e non solo per le piccole e medie imprese, come sembra.
A seguire, un colosso dell'elettronica di consumo, che parte per la tangente e ci mostra come fare musica con un po' di cellulari, mixando rumori prodotti da sportivi in azione. Cellulari da 350 Euro. Ok, non è uno spot che fa per me.
Poi ce ne sono un paio, di birra e una bevanda energetica di cui anche volendo non potrei riferire il nome perché non me lo ricordo, palesemente riciclati dagli europei di calcio, ma devono aver già speso fin troppo a suo tempo, quindi son buoni lo stesso.
Visto poco, ma è bastato e avanzato a perplimere per l'evidente convinzione che un proiettile sparato risulta troppo poco scenografico quindi lasciamogli attaccato anche il bossolo e al diavolo la verosimiglianza, quello di una marca di abbigliamento natatorio a promozione di un costume così innovativo e performante che molti hanno preferito il diretto concorrente.
Ai due estremi, quello che sa un po' di arrabattato e collega senza troppi sforzi l'arrivo di una corsa alla vendita di arredamenti, e lo spot estremamente studiato, fatto di immagini evocative alternate ad atleti che hanno fatto la storia recente e non dello sport, il tutto sul tema del coraggio e con minisito dedicato, di una notissimissima azienda di abbigliamento e accessori sportivi.
E infine, anche se nominalmente non c'entra un tubo con le Olimpiadi, la pubblicità di un'auto. Che di suo non avrebbe granché di diverso dalle solite, filanti macchine che percorrono paesaggi sterminati e di notevole bellezza mentre il più delle volte non andranno oltre l'ingorgo cittadino... se non fosse per la lingua utilizzata, che sembra un qualche dialetto ugrofinnico di cui però non si trova traduzione.
Peggio che mai col secondo, in giro da qualche giorno, in cui i dialoghi in tal linguaggio sono più estesi. Linguaggio che, accidenti a loro, s'infila in testa e ci rimane fin troppo. Quasi quasi vado a provarla, magari ci capisco di più...
Nel frattempo, titeghan dea wonka, qualunque cosa voglia dire.

Edit del mattino dopo: ecco, non vuol dire un cavolo, come pure il resto della presentazione... ma l'effetto rimane comunque.

Piove...

...governo ladro? Non nello specifico, solo gara difficile.
C'era chi si preoccupava della possibile influenza sulla gare del caldo, dell'eccessivo inquinamento e dell'umidità di Pechino. Ecco, oggi nella 20Km di marcia hanno avuto a che fare solo con molto, molto umido, in forma di pioggia tutt'altro che leggera.
Meglio, da un certo punto di vista: condizioni di gara del genere hanno abbassato la temperatura e favorito chi non si fa infastidire dalla pioggia. Nella fattispecie, per quanto interessa ai colori italiani, Elisa Rigaudo, medaglia di bronzo dopo una gara regolare, corsa sul proprio ritmo e in rimonta sulle marciatrici davanti, approfittando di squalifiche e momenti di crisi.
Il maltempo altalenante dal mattino in poi ha, non tanto scombinato (perché i volontari si sono fatti in quattro per asciugare il tutto il più rapidamente possibile), ma modificato un po' le condizioni dello stadio per tutto il giorno.
Ad esempio, le prove di lancio del giavellotto femminile hanno avuto un inizio così così, poi la grande prova da parte della russa Abakumova, subito primato europeo e alla guida della classifica, altra fase altalenante, dato che s'era rimesso a piovigginare, e un finale inatteso con la ceca Spotakova che all'ultimo lancio ha ri-ritoccato il primato europeo e vinto l'oro.
Nella gare di velocità l'ormai solita Giamaica si è aggiudicata anche la 200 donne, con Veronica Campbell, già oro ad Atene, e anche lei con un discreto vantaggio sulle piazzate.
Poi primo oro portoghese, nel salto triplo uomini, qualificazione per la finale del salto in alto (sono andati larghi con le misure, vista la pioggia) per Antonietta Di Martino, tutto statunitense il podio della 400 uomini e atteso oro al cubano Dayron Robles, con un bel vantaggio pure lui, nei 110 ostacoli.
C'erano anche le qualificazioni per le due staffette 4x100, dove l'Italia ha potuto dividersi la "gloria" di due squalifiche su due con gli Stati Uniti. Per motivi diversi, però: entrambe le squadre degli Usa sono riuscite a perdersi il testimone durante l'ultimo cambio; le squadre italiane invece hanno avuto difficoltà di misura: due cambi irregolari (quello maschile più controverso, ma subito dietro in classifica c'è la Cina quindi un eventuale ricorso ha poche probabilità di riuscita) ed eliminazione assicurata.
Niente finale per le due qualificate nella piattaforma 10 metri donne e altre medaglie di legno, nel nuoto di fondo (10 Km) per Valerio Cleri, sempre nei primi posti e poi bruciato in volata, e nel taekwondo (57 Kg) per Veronica Calabrese, battuta nella finalina per il bronzo al tempo supplementare.
Pazienza, almeno sono arrivati fin lì e se non altro non sono stati disastrati come i partecipanti alle gare di pentathlon moderno, ritrovatisi alle prese con una "fornitura" di cavalli non proprio di pari abilità nel salto degli ostacoli.
A proposito di cavalli, stavolta sono stati 4 di loro a risultare positivi all'antidoping, con eliminazione automatica del binomio.
Ah, sempre in mezzo al diluvio del mattino, la coppia statunitense ha vinto l'oro (contro la Cina) nel beach volley femminile.
Lontani dal podio gli italiani nelle categorie Tornado e Star della vela ed eliminazioni anche nella canoa, K1 1500 uomini e K2 500 donne; terza, dopo l'esercizio alle 5 corde, la squadra di ginnastica ritmica. Le cui gare sono state in massima parte dirottate su Raisportpiù, con mio sommo dispiacere per la ristrettezza di quadro dello streaming.
E procurati il digitale terrestre, no? Magari più avanti, tanto qui ormai è fatta.

Uhm... a rileggere quanto scritto sembra sia stata una giornata un po' moscia. E allora spazio agli argomenti più o meno correlati, come il presidente del Cio incavolato con Bolt perché poco rispettoso degli avversari, qualche non meglio specificato dirigente dello stesso Cio che ha negato agli spagnoli manifestazioni di lutto
(ufficiali, alcuni atleti l'hanno fatto comunque) per il disastro aereo di Madrid, le accuse del Dalai Lama verso un esercito cinese dal grilletto facile coi manifestanti, ancora censura, proteste e arresti in quel di Pechino, sede anche di bagarinaggio sparso.

20 agosto 2008

Saettante

Compie ventidue anni domani e si fa cantare gli auguri da un intero stadio da 80000 posti, con gli occupanti ancora strabiliati per il ritocco di due centesimi (era qualcosina di più, poi arrotondata) appena dato al primato mondiale dei 200.
C'era chi si chiedeva se Usain Bolt, dopo aver dato l'impressione di passeggiare nelle qualificazioni, in finale avrebbe ceduto all'istrioneria come nei 100 o si sarebbe impegnato per guadagnare qualcosa di più di una vittoria certa. La seconda.
Come si vede dall'immagine, spazio di manovra per festeggiare in anticipo ce n'era, ma se una vittoria alle Olimpiadi è bella, una con primato lo è ancora di più, al di là del guadagno. E quello dei 200 di Michael Johnson (ad Atlanta), seppur vecchio di 12 anni, non era facilissimo da attaccare: ci voleva tutto l'impegno possibile per tutti e 200 i metri... e così è stato.
Note a margine della gara: il terzo in ordine di arrivo, lo statunitense Spearmon è stato squalificato per aver superato la linea di corsia e non se n'era accorto per tutto il giro d'onore, come hanno testimoniato la faccia che ha fatto e il "What? Me?" esclamato alla notizia; inoltre il sito ufficiale dei risultati dà per squalificato (*) anche l'argento Churandy Martina mentre tutte le altre fonti d'informazione no. Boh.
Lo spettacolo dei 200 ha messo in ombra un po' tutto il resto delle gare di oggi: l'altro oro giamaicano nei 400 ostacoli donne, ottenuto con record olimpico, come pure quello bielorusso nel lancio del martello femminile. Ma non purtroppo il nadir del giorno, la notizia della squalifica e ovviamente del ritiro della medaglia all'argento dell'eptatlon per positività a un anabolizzante. Che dire? Nonostante i sospetti di chiusura di uno o più occhi nei confronti dei cinesi, l'antidoping funziona almeno un po'.
Di italiani da quelle parti oggi ce n'erano solo un paio: Clarissa Claretti, poi settima, nel martello, e Giuseppe Gibilisco, poi qualificato per la finale con 5.65, nel salto con l'asta.
Quanto agli altri in gara oggi, ci sono stati un decimo posto nel nuoto di fondo, semifinale raggiunta nella BMX (spettacolare specialità del ciclismo che debutta qui), eliminazioni sparse nel tennistavolo, si lotta ancora per i piazzamenti meno valorosi nella pallanuoto maschile, qualificazione alla finale nella canoa K4 500 donne e altre semifinali raggiunte nella piattaforma e nel pugilato.
Ma ho tenuto i pezzi più belli per la fine.
Innanzi tutto il settimo posto per il duo Adelizzi/Lapi nel nuoto sincronizzato, lo stesso della qualificazione dopo il programma tecnico, che ha "costretto" la Rai a dare sul terrestre tutta la finale, bellissima. Non vedevo il sincronizzato da un pezzo e ogni volta è sempre meglio: le coreografie delle russe sono state da mascella in terra e ho il concreto sospetto che sarà così anche per le esibizioni (sembra riduttivo chiamarli solo esercizi) a squadre.
Poi l'altro spettacolo previsto per oggi, il galà della ginnastica: dal poco che si è visto stamattina, gli organizzatori hanno voluto dare spazio, oltre all'esibizione simil-circense della ginnastica acrobatica in qualità di disciplina candidata a entrare nel programma, anche a performance tipicamente locali di danza e musica dal vivo. Netta preminenza nello show, anche perché nell'artistica non è che si possano modificare più di tanto gli esercizi in chiave coreografica senza rischiare incidenti, per la ritmica, che già di suo cura molto l'allestimento e l'impressione artistica degli esercizi.
Quindi la vela, con la classe RS:X da cui si attendeva una medaglia il cui colore era ancora dubbio nel primo mattino italiano. E' stato argento per Alessandra Sensini, a cui la vittoria di una lunga regata con vento prima consistente e poi a calare, non ha portato abbastanza punti per superare la cinese che guidava la classifica. Il motivo è presto detto: serviva che almeno altre due atlete continuassero a precedere Jian Yin alla fine della gara, ma dopo un contatto alla penultima boa, la spagnola Alabau rimediava una penalità e perdeva il terzo posto, andato poi alla cinese.
Pazienza, è stato comunque un argento soddisfacente e vinto al meglio delle proprie prestazioni.
Ultima e parzialmente inattesa, sia per le non altissime speranze di zona medaglie legate alla squadra, che perché prima del tie-break sembrava che dovessero subire l'altrui rimonta come nella gara femminile di ieri, la vittoria della squadra maschile di volley ai quarti contro la Polonia.
Gruppo di carattere, quello in campo oggi, prima con la partenza a razzo (e all'attacco e a muro) nei primi due set conquistati, poi con qualche errore di troppo sulla prevedibile reazione polacca. E infine, con un ultimo set iniziato all'insegna della convinzione di poter fare bene e condotto quasi sempre di un paio di punti. Tranquilli il giusto e sfoderando una buona tecnica, sono riusciti a concludere per 17-15. E venerdì tocca al Brasile. Speriamo bene.


(*) edit a posteriori: infatti, squalificato per invasione anche lui. Argento e bronzo vanno agli statunitensi Shawn Crawford e Walter Dix.

19 agosto 2008

Peccato due volte

Uff. La partita di volley appena finita tra Italia e Usa, persa per 3-2, ha appena affossato un'altra delle (ex) concrete speranze di medaglia. Un vero peccato perché le statunitensi erano sì sembrate avversarie di tutto rispetto, ma di certo non imbattibili com'era stato il Brasile l'altro ieri.
Nei primi tre set c'era stata alternanza, subendo a tratti l'altrui tattica e con qualche errore soprattutto in attacco ma con una buona impressione dovuta ai lunghi scambi in difesa, a loro volta "termometro" della voglia di non dare per persa nessuna palla.
Sul 2-1 rimediato grazie a una combinazione di buoni attacchi e difese e qualche soluzione personale, all'inizio del quarto set c'era da dare un'ultima spallata e tener duro fino alla conclusione... cosa che è stata fatta, ma dagli Usa, con un break di otto a zero che è stato l'inizio della fine. Una differenza di punti irrecuperabile nonostante gli sforzi (che al massimo hanno portato a -5), che ha inferto un duro colpo sia alla lucidità e alla prontezza di riflessi che al morale: come se si fossero afflosciate su loro stesse, nel tiebreak ogni palla sembrava troppo lontana o veloce o sorprendente per essere raggiunta e non c'è stato più nulla da fare.
L'altra medaglia di legno che non t'aspetti è arrivata dal National Indoor Stadium, ove la Cina, tanto per cambiare, ha fatto sfracelli. L'Italia invece no, ieri negli anelli, oggi nella sbarra, dove le attese erano ancor maggiori e con un motivo buono come l'oro di Atene... e stavolta non c'è colpa altrui ma, come ammette lo stesso Igor Cassina, solo propria. Niente di particolarmente errato ma se le imperfezioni le nota anche chi non ne capisce granché, figurarsi i giudici, così alla fine sono venuti a mancare proprio quei due decimi di punto che avrebbero significato un posto sul podio.
Speranze di qualificazione disattese nella semifinale del trampolino 3 metri maschile, a causa di un quinto tuffo imperfetto per Nicola Marconi; niente di fatto anche nel ciclismo su pista, con un mucchio di energie sprecate per una luuunga caccia i cui vantaggi sono durati ben poco, e nella pallanuoto femminile, nella mesta gara per il quinto posto a cui era stata relegata l'italica rappresentativa.
Bene invece per il nuoto sincronizzato, con finale raggiunta, nel tennistavolo, dove sono stati superati tutti i turni preliminari, e nella canoa, con l'eterna Josefa Idem che ha vinto la sua batteria nel K1 500 ed è andata direttamente in finale col secondo miglior tempo; stessa cosa nel K2 500 maschile e semifinali da disputare per K1 500 maschile e K2 500 femminile.
Trascurabili risultati assortiti per i nostri nell'atletica, laddove le vittorie più notevoli hanno altra nazionalità: quella del Bahrain, ad esempio, patria delle facili naturalizzazioni che si aggiudica il primo oro con l'ex marocchino Ramzi nei 1500 uomini, o gli Usa di un'incredula Dawn Harper, che vince i 100 ostacoli donne dopo l'inciampo della favorita, o ancora la Russia che conferma i pronostici nel salto in alto maschile con Andrei Silnov.
La caccia al fenomeno vuole che, come nel nuoto Phelps, qui si tengano d'occhio le prestazioni di Usain Bolt... o le passeggiate, come sembrano le sue, visto che ha avuto ancora tempo per guardarsi attorno durante la semifinale dei 200, vinta (ma va?).
Ultima, ma arrivata stamattina sul presto, la diciannovesima medaglia per l'Italia, opera dell'oriundo argentino Diego Romero nella vela, specialità laser.
Partito nell'ultima regata dal quinto posto a tre punti dal podio, è riuscito ad arrivare al bronzo con una gara ben condotta e sfruttando sia l'ostruzionismo sul secondo in classifica da parte del britannico poi oro, che l'aiuto dell'ex connazionale Alsogaray, che gli ha tenuto dietro il portoghese che lo precedeva nel punteggio complessivo fino a ieri.
Vela tatticissima come sempre e buon per noi per la conclusione.

18 agosto 2008

Intermezzo: un mondo piccolo

Questo è un mondo piccolo, fatto di gente che non ha storia schermistica, che libera così le frustrazioni.
E se lo dice uno che in quel mondo ci ha passato anni e anni, responsabile d'arma del fioretto femminile e della sciabola tutta nonché ex arbitro internazionale...
Una dichiarazione, a proposito delle controversie che hanno accompagnato alcune delle gare del programma olimpico concluso ieri, che sembra quasi pacata rispetto a quelle rilasciate a caldo e che ben rendevano il senso del vedersi in finale e doversi poi accontentare d'altro (parzialmente) per colpe altrui.
Il mondo è piccolo e, procedendo per proverbi, dato che è tutto paese, la gente mormora. Mormora di cannibali vinci-tutto che non riscuotono simpatie ai piani alti e vanno ufficiosamente rallentati, di una Federazione che, divisa in fazioni che si ostacolano a vicenda, in campo internazionale ha il peso di una piuma e nessun delegato lì dove conta, mormora di arbitri con l'occhio politicamente lungo, di modifiche introdotte forzatamente per aggiungere spettacolarità e che invece portano fastidi, di sorteggi internazionali pilotati per decidere quali gare a squadre convenga non far disputare alle Olimpiadi, di una moviola che ha fatto più danni che altro e che bisogna tenersi in ogni caso.
Bell'ambientino, no? (*) Ma pare sia simile a quello che c'è in (quasi?) tutti gli sport e nella maggioranza dei civili consessi, quindi a che pro stupirsi?
Stupiamoci allora della vittoria di 6 medaglie ad opera degli Stati Uniti, tra l'altro con la dimostrazione di quanto sia stata ben programmata e ben interpretata la più giovane delle discipline, la sciabola femminile. O di come altri 4 gradini di podio sono stati divisi tra Cina, Corea e Giappone, grazie anche all'importazione di maestri e metodi.
E, conseguentemente, di come, mentre grossomodo le "potenze" più tradizionali hanno retto, nazioni come Russia, Romania, Polonia e Ungheria si sono dovute accontentare delle briciole a favore degli arrembanti oriente e occidente, non poi così lontani, visto il mondo piccolo. C'è voluto un po', ma pare proprio che il pallino della dirigenza internazionale di far uscire la scherma da Europa e dintorni e darle diffusione mondiale abbia funzionato assai bene.
E l'Italia? Privata dall'ancora irrisolto affaire doping di un probabile medagliato, non ha vinto un argento che fosse uno e le squadre presenti ci sono rimaste tutte di bronzo. Polemiche sugli arbitraggi a parte, tra l'arrivo in zona podio e la vittoria spesso ci sono un pizzico di fortuna, una strategia adattabile e l'alchimia di gruppo: tutte cose che difficilmente si può garantire che si attivino al momento giusto.
Per il resto, abbiamo un campione olimpico di spada giovane e capace di restare a ottimi livelli, una campionessa di fioretto dalle tendenze pigliatutto con alle spalle un serbatoio di tutte le età, sciabolatori non proprio giovanissimi ma d'estro, sciabolatrici non del tutto al passo col resto del pianeta e spadiste che è meglio non parlarne.
Diciamo che ci sono alcune cose che sono andate bene ed altre che potevano andare meglio. E che, su queste ultime, detta con molta diplomazia, bisognerebbe riflettere a livello federale e soprattutto a livello di programmazione e di base di reclutamento.


(*) proprio lo stesso che, molto più piccolo ma ugualmente velenoso, mi ha convinto ad abbandonare a suo tempo. Ma tanto ero una schiappa patentata, non s'è perso nulla.

Affondati e non

Tanto era stato chiamato, che è arrivato: il giorno delle zero medaglie per l'Italia. In compenso si potrebbe richiedere un bronzo alla memoria dei danneggiati dall'arbitraggio.
Il primo caso della giornata è quello avanzato da ieri nella vela: si sperava in una squalifica dei danesi nel 49er a seguito delle proteste inoltrate a fine gara, ma la giuria ha confermato la validità della regata a prescindere dalle insegne delle barca diverse da quelle dell'equipaggio, quindi niente da fare.
Ma non è ancora finita, ci sono altri ricorsi in vista, anche da chi potrebbe aspirare a medaglie di più altro valore. Si vedrà.
Si vedrà anche cosa combinerà Alessandra Sensini, attualmente in cima alla classifica del RS:X... che non è una roba strana ma l'attuale versione del windsurf, con vela più estesa.
Sempre in giornata, altra delusione azzurra, stavolta nella ginnastica artistica, specialità anelli. E altre accuse di ruberia rivolte alla giuria, stavolta rea di aver mostrato manica larga con almeno un cinese di troppo (argento) e con l'ucraino medaglia di bronzo, oltre a non aver riconosciuto e premiato col giusto punteggio le qualità dell'esercizio di Andrea Coppolino, poi classificato al quarto posto.
In questo caso, mi sa che non ci saranno conseguenze a parte i malumori già ampiamente esternati, anche perché non è il caso di maldisporre le giurie verso gli italiani in vista della finale della sbarra di domani, ormai unica disciplina dell'artistica in cui si può ben sperare. Sempre se non spunta qualche altro cinese da favorire per forza.
Quanto a delusioni, ma stavolta non c'è nessuno di esterno con cui prendersela, stamattina (ora italiana) ne è arrivata un'altra dal ciclismo su pista, che trovo molto più godibile di quello su strada e che qualche olimpiade fa era ben più presente nel melting pot Rai grazie a maggiori speranze nostrane. Quest'anno invece sono andati solo in 4: Roberto Chiappa, fuori agli ottavi dello sprint ieri, Vera Carrara, quattordicesima nonostante le buone possibilità nell'individuale a punti oggi, e Angelo Ciccone/Fabio Masotti nel madison domani. Tra l'altro, sempre ieri e sempre in pista, l'inglese Rebecca Romero ha vinto l'oro nell'inseguimento individuale, seconda medaglia dopo quella del 2004... nella canoa.
Ah, a proposito di canoa, tutte le barche italiane in gara oggi si sono qualificate, chi per semifinali, chi direttamente per la finale.
Poi, settimo posto nel programma tecnico del nuoto sincronizzato a coppie, qualificazione nei tuffi, nel trampolino 3 metri uomini, ininfluente vittoria nella pallanuoto maschile, utile invece per il volley maschile, che così evita di incrociare il Brasile ai quarti, altra semifinale guadagnata nella boxe, ben lungi dal podio nel triathlon femminile.
Resta l'atletica, dove per l'Italia ci sono stati il raggiungimento della semifinale dei 400 uomini, un'eliminazione nel salto triplo uomini e eliminazione/passaggio in finale per le due martelliste in gara.
Ovviamente gli eventi della giornata sono stati altri: il ritiro di Liu Xiang dai 110 ostacoli, che ha trasformato lo stadio e mezza Cina in un lacrimatoio a cielo aperto, la passeggiata di Bolt nella batteria dei 200, il nuovo primato del mondo nell'asta femminile, coi 5,05 saltati dalla russa Isinbayeva, la tripletta statunitense, con vittoria di Angelo Taylor, nei 400 ostacoli, e, dopo quello mondiale, l'oro olimpico (nonché primo per il Panama) conquistato da Irving Saladino nel salto in lungo.

Il tutto sorvolando sul giro di polemichette sull'assegnazione dei posti nell'aereo Pechino-Roma che ha riportato indietro medagliati e non della prima settimana.

17 agosto 2008

Ottavo e secondo

Svegliata alle 5:30 per seguire le semifinali della sciabola, riaddormenta a fine gara, risvegliata alle 9 e minuti vari per vedere assieme pallanuoto e volley... alla fine l'abbiocco mi ha preso nel pomeriggio, durante la finale dei tuffi. E ne fosse andata bene una, tra tutte.
Se non altro, oggi sono arrivati in ordine sparso l'argento del canottaggio, il bronzo della sciabola e la vittoria, con futuro come minimo bronzo, nella boxe... e queste le ho viste tutte.
Risultato neutro, in quanto ancora sub iudice, nella vela: nell'ultima regata dei 49er infatti è successo di tutto, intanto con la partenza ritardata (prima protesta), poi mare molto agitato e ribaltamenti sparsi, e infine con i danesi che sono partiti oltre 4 minuti dopo gli altri (altra protesta) a causa della prima scuffiata del giorno e poi hanno tagliato il traguardo con una barca in prestito senza autorizzazione (e tre). Insomma, e soprattutto perché tolti loro arriverebbe un bronzo per l'Italia, non resta che aspettare cosa decideranno i giudici domani.
Restando sull'acqua, nel canottaggio il quattro di coppia (di cui 1/4 spunta a ogni break pubblicitario accendendo metaforicamente a colpi di vogatore le luminarie cittadine per un ormai noto fornitore elettrico) ha concluso la gara al secondo posto, dietro un'imprendibile Polonia e riuscendo a contenere la rimonta francese.
Altra acqua, quella del Water Cube, dove in mattinata si è concretizzata l'ottava vittoria, stavolta nella 4x100 mista, di un Phelps che ha finalmente superato (ma anche il solo pareggiarlo, con le prestazioni di questi tempi, era un evento) il primato che fu di Spitz. Da oggi in poi sarà lui la leggenda con cui confrontarsi, e ha buone probabilità di restarlo per altrettanti decenni.
Ah, nella stessa gara la staffetta italiana è stata squalificata per un cambio troppo veloce, dunque nulla di fatto.
Di pallavolo e pallanuoto ho già accennato ma, mentre la prima sconfitta (un ingeneroso 3-0 col Brasile) non pregiudica il passaggio ai quarti, l'Olimpiade si chiude qui per l'unica squadra italiana rimasta in piscina. Peccato per una nazionale femminile che sembrava poter dare qualcosa di più, battuta ai rigori dalla mina vagante Olanda... e tutto, volendo cercare il momento decisivo, per non aver saputo appioppare un'altra rete di distacco alla Cina nella partita precedente.
Cos'altro... nulla di fatto nel tiro a segno, nel ciclismo su pista, nella ginnastica, 5° posto nel trampolino 3 metri, semifinale raggiunta nella boxe, qualificazione nei 1500 ma non nei 100 ostacoli femminili, niente di fatto nei 3000 siepi, un solo qualificato per la finale del salto in alto maschile e infine italiane lontane dal podio in una lunga e difficile maratona femminile, vinta grazie a una fuga verso metà gara.
A proposito di atletica, in serata c'è stato il secondo oro nei 100 metri per la Giamaica (per non parlare delle altre due piazzate sul podio, il che la dice lunga sulla staffetta) che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, il dominio degli atleti caraibici nell'alta velocità. Chissà come andranno a finire i 200...
Ultima, e ultima gara del programma olimpico per la scherma, la sciabola a squadre maschile. Dove, nella semifinale con la Francia, si è visto come un vantaggio di 6 stoccate può trasformarsi in uno svantaggio di due in una sola, disastrosa frazione.
A quel punto, sapendo quanto possano contare l'umore e l'unione della squadra in un momento delicato come questo, l'unica cosa da fare era affidarsi alla riserva e sperare in una rinascita d'orgoglio. Cosa che puntualmente è successa nella finale per il bronzo con la Russia (sbattuta fuori dalla finale per l'oro dagli Stati Uniti: i mostri sacri non esistono più), in cui i nostri sono stati sempre sotto ma sempre vicini.
Sembra la stessa tattica dell'Italia-Russia di ieri, solo che stavolta non serviva a far passare il tempo, cosa impossibile nella velocissima sciabola, ma ad impedire agli avversari di staccare troppo col punteggio. Ha funzionato e nell'ultima frazione Aldo Montano, che con la squadra si esalta e rende al meglio, ha infilato le ultime stoccate in una rimonta mozzafiato.
Onore al merito anche a Giampiero Pastore che, come le altre riserve entrate in corsa prima di lui, ha fatto la differenza.
Insomma, tre gare a squadre, tre bronzi, tre momenti di rammarico perché coi valori in campo si poteva arrivare un po' più in alto e tre momenti di gioia perché, giunti fin lì, restare fuori dal podio avrebbe bruciato troppo.

16 agosto 2008

Fenomeni

Fenomeni in piscina, capaci di vincere il settimo oro di fila con un allungo da 1/100 di secondo; fenomeni in pista, così superiori da girarsi e cominciare a festeggiare 20 metri prima dell'arrivo; fenomeni d'incapacità, capaci di trasformare una gara in una spremuta di fiele.
Ok, l'ultima è un po' melodrammatica ma motivi per arrabbiarsi, nel caso in oggetto, ce n'è più d'uno.
Ma andiamo con ordine, a partire dalla piscina. Dove, in piena notte italiana, l'ormai leggendario (e domani probabilmente di più) Michael Phelps ha infilato un'altra accoppiata record(olimpico)/oro nei 100 farfalla. Di certo la gara in cui ha faticato di più per avere ragione del secondo classificato: partito non benissimo, alla virata era settimo, ma in 50 metri ha messo in piedi una rimonta con testa a testa col serbo Cavic fino all'ultimo centimetro. E, nonostante i numerosi replay, non pensavo che ce l'avesse fatta, anche perché la percezione del valore di un centesimo, per di più in acqua, sfiora l'impossibile. Ma le piastre e il sistema di conteggio se ne sono accorti eccome.
Altro evento della giornata natatoria, il primo oro per il Brasile nei 50 sl e soprattutto l'argento conquistato da Alessia Filippi negli 800: la sua progressione da metà gara in avanti s'è vista benissimo. Il primo posto dell'inglese Adlington, accompagnato dal nuovo record mondiale, era effettivamente fuori portata e il meritato argento è valso anche il record italiano.
La giornata dell'atletica, iniziata con la 20 Km marcia uomini (in cui Ivano Brugnetti, campione uscente, non è riuscito ad andare oltre il quinto posto) e finita con l'oro nei 100 metri di Usain Bolt, condita di record e stupefacente per la facilità con cui è stata corsa, ha registrato sul resto del versante italiano principalmente eliminazioni, anche dove si sperava (lancio del peso femminile e salto in lungo maschile) di arrivare un po' più vicini alle medaglie.
Quanto agli altri sport, Tania Cagnotto sarà in finale nel trampolino 3 metri, fuori la nazionale di calcio nei quarti, qualche buona speranza nella vela, nulla nel ciclismo su pista, altro infortunio ma vittoria e qualificazione ai quarti nel volley maschile, niente di fatto nel tiro a volo, vittoria nella boxe e pallanuoto uomini ben fuori dalla lotta per le medaglie.
Restano le note dolenti, non per il risultato (comunque un bronzo di tutto rispetto) ma per le speranza non concretizzate d'oro e soprattutto per il modo in cui la nazionale di fioretto femminile non è potuta arrivare in finale.
Prima di lanciare strali, e ci sono tutti i motivi per farlo, contro l'ennesimo arbitraggio del cavolo, ci sta una considerazione tattica. Negli ultimi anni, quando c'è di mezzo l'Italia, la strategia di gara per le fasi finali è sempre quella: tenersi bassi col punteggio, contenimento degli attacchi altrui, se mai se ne vedono, non forzare per non rischiare, arrivare al penultimo assalto con poche stoccate di differenza e lasciare che se la sbrighi l'ultima frazionista, ovvero la Vezzali.
E tu chi accidenti ti credi di essere per criticare la strategia che fior di professionisti hanno elaborato?
Nessuno, per carità, ma come si è visto negli ultimi mondiali e in queste Olimpiadi, non è esattamente quel che si dice una soluzione esente da rischi, visto anche che il più delle volte le avversarie fanno lo stesso e, dato che non sono pupazzi inanimati, può darsi che vada meglio a loro.
Chi invece ha dimostrato di avere la personalità di una medusa è stato l'arbitro polacco che, oltre a una conduzione discutibilissima per l'intera durata della semifinale con la Russia, è riuscito a mandare in vacca tutto per ben due volte in un paio di minuti: sul 21-20 quando ha modificato una stoccata da presa di ferro e botta in una parata e risposta in bersaglio non valido, impedendo il pareggio all'Italia, e poi quando ha voluto per forza dare un'interpretazione al tempo comune nel minuto supplementare, regalando la vittoria alle russe.
Ok che nessun arbitraggio è infallibile e se ci si rimette al giudizio altrui bisogna accettarlo in ogni caso, ma quanto le capisco le incazzature successive...
Rabbia che, sbollita un po', s'è trasformata in una qualità agonistica nettamente migliore nella finale per il bronzo con l'Ungheria: qui tutte le atlete hanno tirato con una maggiore scioltezza (che a sua volta si è tramutata in una mira più precisa), per arrivare a ottenere un punteggio di 32 a 23 che, a vederlo a posteriori, sembra più comodo di quanto non sia stato.
In effetti c'è stato un momento delicato in cui si è visto quanto buona sia stata l'idea di far entrare in campo per questa finale la riserva della squadra, Ilaria Salvatori. Oltre ad aver iniziato bene con un parziale di 3-0, quando le è toccato il penultimo assalto, con le avversarie si erano avvicinate in rimonta e la migliore del gruppo di fronte, ha sfoderato una condotta di gara esemplare: spinta a fondo pedana, si è piazzata lì e ha lucidamente difeso il forte per tutto il tempo necessario, subendo tre stoccate ma portandone due.
Da lì in poi si è finalmente ben concluso e tutte quante torneranno a casa con (almeno) una medaglia assolutamente da non sottovalutare.


Quella appena passata dovrebbe essere l'ultima notte di insonne tensione di queste Olimpiadi, per me. Meglio, perché un'altra giornata come questa e ci sarebbe stato da raccogliermi con uno straccio.

Edit notturno: qualche ora fa Giovanna Trillini era ospite all'approfondimento serale di Rai Sport e, a proposito di oggi, raccontava come durante la semifinale, una volta finite le richieste di moviola da parte degli atleti, era stato più volte il tavolo della giuria a richiamare il famigerato arbitro per fargli controllare delle decisioni dubbie. E poi quello tornava indietro e confermava la prima ricostruzione.
Messe così le cose, questo tizio oltre che inadatto a dirigere una gara come questa pare anche in non buonissima fede. Che dire...

15 agosto 2008

Doveri di ferragosto

Se oggi avessi voluto fare qualunque altra cosa a parte guardare le Olimpiadi, ci avrei pensato e per tempo e mi sarei in qualche modo organizzata.
Ma l'intenzione era solo una e, grazie anche al previsto maltempo, ieri sera pensavo di essere ormai al sicuro da imprevisti... infatti mi è piovuto addosso un invito a pranzo del genere "eddai, bisogna andarci, pare brutto".
L'ultima speranza per poter seguire in diretta la finale per il bronzo della nazionale di spada maschile contro la Cina senza sembrare una bidonatrice maleducata era che verso le 11 venisse giù il cielo. Cosa che è successa, salvo durare pochissimo.
Quindi, fatto buon viso a cattivo gioco, e passata tutta l'ora di pranzo a bollire più dei cibi in pentola, dato che sarebbe sembrato scortese arrivare a casa di qualcuno, accendergli il televisore e piazzarsi davanti allo stesso... ho saputo com'era andata solo dal Tg3 delle 14:20.
E' andata bene, per quel che poteva a quel punto, coi valori teoricamente in campo rispettati: una gara sempre condotta, a parte il primo assalto, e conclusa con un +10. Lo stesso dicasi per la semifinale persa con la Francia, avversario storicamente molto sentito, ma che i nostri non sono riusciti a impensierire più di tanto: con 39-45 non c'è stato neanche il brivido del potersela giocare all'ultimo colpo.
Poi la Francia ha vinto ancora più facile, lasciando a 29 una Polonia che aveva faticato parecchio per aver ragione della Cina.
Ma un bronzo, oltre ad essere l'unica medaglia rimediata oggi, non è mica da buttar via, come andrebbe spiegato anche a quei giornalisti che hanno lasciato deserta la conferenza stampa dell'Italia...
Comunque, oggi è stato soprattutto il giorno dell'esordio dell'atletica, con molte batterie e un paio di finali: nelle prime, spiccano i 9.92 secondi con cui il giamaicano Bolt ha passato il turno nei quarti dei 100 metri; poi qualificazioni raggiunte per gli italiani in gara nei 1500 uomini e 3000 siepi donne e un nulla di fatto nel salto triplo femminile. I due ori della giornata, lancio del peso maschile e 10000 femminili, hanno preso la strada rispettivamente della Polonia e dell'Etiopia.
Nel nuoto, altra accoppiata oro/record mondiale per il solito (!) Phelps nei 200 misti; record anche per i 200 rana femminili, i 200 dorso maschili, dove è stato battuto anche quello europeo, come pure nei 100 sl femminili; infine, Italia qualificata alla finale della 4x100 misti maschili.
Restando tra i nostri, nulla di fatto nella ginnastica femminile, nel judo, nel tiro a segno, male e difficilmente recuperabili le qualificazioni nel tiro a volo maschile, peggio nella boxe con due eliminati su due in gara, fuori il doppio femminile nel tennis.
Ancora una vittoria per la squadra di volley femminile, a una partita dalla fine del girone, mentre la faticata vittoria con la Cina obbliga la nazionale di pallanuoto femminile a giocare i quarti piuttosto che andare direttamente in semifinale, qualificazioni alle semifinali ottenute nei tuffi donne e per un paio di finali nel canottaggio; non bene nelle varie classi della vela, ma qualcosina si può ancora recuperare.
Per oggi è tutto, vado a cercarmi qualche replica della spada.


Ps: ha ripreso a piovere solo adesso. Grazie per la non collaborazione, Giove Pluvio.

Intermezzo: no tax

Oro, centoquarantamila Euro. Argento, settantacinquemila Euro. Bronzo, cinquantamila Euro.
Un bel po' di soldi, nonché i premi-medaglia più alti delle Olimpiadi... e immagino che al Coni, visto com'è andata finora, si stiano pentendo per non aver voluto sottoscrivere l'assicurazione contro le troppe vittorie coi LLoyd's (esiste, esiste).
Soldi, soprattutto quelli per l'oro, che una volta sommati ai singoli redditi annui, fanno volare l'imponibile verso gli scaglioni di tassazione più alti, oltre il 40%. Praticamente dimezzati.
Ma resta comunque un consistente quantitativo di pecunia, soprattutto agli occhi di chi 50mila € non li vede neanche in un anno intero, o neanche in due, in cui si è comunque sbattuto tutti i santi giorni per quel che gli compete. E ciò che gli spetta versare in tasse lo paga e zitto.
Quest'ultima è anche la sfumatura più populista utilizzata dai fautori del no alla detassazione dei premi olimpici. Poi ci sono, in ordine sparso, quelli che puntano sul sempreverde e nonsemprevero la legge è uguale per tutti, quelli del "quei soldi uscirebbero dal fondo per la solidarietà sociale, e voi avete forse bisogno di solidarietà?", quelli che si chiedono "ehi, ma voi non eravate gli ultimi baluardi del patriottismo, quelli che dai sacrifici di tutti i giorni traggono forza e fame di vittorie?"
Sull'altro versante, oltre ai diretti interessati, chi riconosce che il lustro internazionale garantito al Paese merita almeno uno sconto, chi vuole dare per intero un riconoscimento per i 4 anni di duro lavoro, chi vuole trasformare in qualcosa di maggiormente tangibile il ringraziamento per chi si è fatto ambasciatore dell'Italia nel mondo, chi vorrebbe aggirare il problema modificando qualche voce nel bilancio del Coni e delle Federazioni.
Tra tutte queste discussioni emerge, nella sua istintività non ancora toccata dalla diplomazia dei suggerimenti e degli apprezzeremmo che, il commento di Andrea Minguzzi, fresco medagliato: “Sono felice anche per i soldi. Più me ne danno e meglio è, tanto me li sputtano tutti…”.
E detassateli almeno a lui, no?

14 agosto 2008

La palla 8 si sbagliava

Tanto poco ne so di lotta greco-romana che oggi, poco prima di assistere alla finale della categoria 84 Kg, non ho trovato di meglio da fare che chiedere un pronostico alla palla 8 che se ne stava sul divano.
Essa, opportunamente scossa, ha emesso il verdetto "Non ci contare".
Fino a metà del terzo periodo, e a vedere i sorteggi, sembrava che c'avesse preso e invece... un sollevamento con schienata (se i termini sono sballati, chiedo venia) dopo, Andrea Minguzzi ha vinto incontro e oro olimpico.
Il tutto vent'anni dopo quello, diverse categorie di peso più in basso, di Maenza a Seul, come i giornalisti si sono precipitati a ricordare. Oro che invece a me sfugge, come buona parte di quel che furono le Olimpiadi dell'88... l'argento di Barcellona invece mi sovviene un po' meglio, ma non di certo a livello di capirci qualcosa più della stragrandissima maggioranza delle persone che oggi si sono ricordate dell'esistenza di questo sport.
In compenso, il linguaggio delle polemiche è universale: un sonoro schiaffone al fair play è stato dato da uno dei due bronzi, che ha lanciato via la medaglia per protesta contro un arbitraggio non corretto nella semifinale persa con l'italiano. Boh.
L'altra italica medaglia d'oro della giornata si deve al tiro a volo: sotto una pioggia che di certo non ha favorito lo svolgimento della gara, Chiara Cainero ha vinto non solo lo spareggio finale a 3, ma anche e soprattutto il primo oro femminile in assoluto nella disciplina. Tanto per gradire, ha portato a casa anche il record olimpico di 72 su 75 piattelli colpiti in semifinale... e l'immancabile brivido di un errore alla penultima pedana.
Per oggi, niente argenti o bronzi, ma non ci si può di certo lamentare per quello che a conti fatti è ancora un ottimo (al sesto giorno di gare) quarto posto nel medagliere generale.
Per il resto, dalla piscina arrivano un primato europeo senza medaglia per la 4x200 sl femminile italiana, una qualificazione per la finale degli 800, un paio di non-qualificazioni e una non-partenza per problemi di costume.
Più che sugli italiani, l'attenzione generale era per i 100 stile libero maschili (un po' l'equivalente dei 100 metri nell'atletica), vinti da Bernard, francese non proprio elegante in acqua ma spaventosamente potente, e tanto basta. Dopo la stessa gara, Pieter van den Hoogenband, ultimo rimasto dei vincenti della generazione a cavallo del millennio, ha annunciato il suo ritiro dal professionismo... peccato, ma ormai i fenomeni sono altri.
A proposito di fenomeni, oggi niente ori per il solito Phelps, ma solo un paio di utili qualificazioni, oltre a un diffuso blaterio su quanto e cosa mangi al giorno.
Poi il volley maschile, dove l'Italia vince ma perde un altro pezzo, niente di utile nel judo, ultimo posto in finale nella canoa slalom, eliminazione nel beach volley, vittoria non particolarmente convincente per la nazionale maschile di pallanuoto, Federer e Serena Wlliams fuori dai tabelloni del tennis, altra bella partita, vinta ovviamente, per il Dream Team e infine... la vela oggi non veleggia causa maltempo e le gare saltano a domani.
Quale sport avrò mai lasciato per ultimo? Chiaramente la scherma, così da poter approfittare dell'assenza della squadra di sciabola femminile italiana per una divagazione sulla staffetta.
C'erano una volta (una volta si fa per dire, a Barcellona funzionava ancora così) le gare a squadre tirate al meglio dei 16 assalti, sulla base di una griglia di 4 atleti per squadra, con rappresentative che arrivavano a 5 componenti.
Uhm. Ho come il vago sospetto che detta così non sia molto chiara.
Ci riprovo: squadre da massimo 5 componenti, di cui 4 tiravano e uno di riserva, con la possibilità di sostituire un compagno all'occorrenza. Assalti singoli, come in un girone di qualificazione, vinti da chi per primo arrivava a 5 stoccate e con in palio un punto per la squadra.
Visto il numero di atleti a disposizione, la squadra che per prima arrivava a 8 vittorie tra tutti, vinceva. In caso di parità, si andava al conteggio complessivo delle stoccate, nel qual caso un incontro vinto 5-1 valeva più di un 5-4. Spero si sia capito meglio.
Non che non ci fosse tensione, ma le gare risultavano un po' macchinose, soprattutto quando il pubblico non era particolarmente edotto. Così, nel tentativo di svecchiare la disciplina, è nata la formula a staffetta... che, nel suo piccolo, è stata rivoluzionaria come l'abolizione del cambio palla nella pallavolo.
Adesso funziona così: le squadre sono formate da 3 elementi (più una riserva alla bisogna) che si alternano per tirare assalti con una formula a staffetta, in cui ognuno eredita il punteggio precedente della squadra. Ri-uhm. Non è che adesso sembri tanto più chiaro, però a vederlo si capisce meglio.
Esempio. Due salgono in pedana per il primo assalto e questo finisce o quando terminano i tre minuti a disposizione o quando uno dei due (o entrambi, per la spada) arriva(no) a 5; nel secondo assalto, i successivi due atleti partono, invece che da 0-0, dal punteggio precedente e possono arrivare al massimo a 10. Ovvero, se il primo assalto era finito con un parziale di 5-3, il secondo può finire 5-10, ribaltando il punteggio. E così via fino ad arrivare a 45, o a finire il tempo a disposizione per i 9 assalti.
Il tutto si traduce in una migliore amalgama di squadra, per cui fin quasi alla conclusione nulla è perduto e uno o due atleti particolarmente in forma possono supplire alle eventuali defaillance di un compagno. Ma può capitare anche il contrario, soprattutto se c'è una pessima prestazione verso la fine, col rischio di rovinare tutto quanto costruito prima.
Qualcosa di simile è successo proprio oggi, nella finale per l'oro tra Ucraina e Cina, dove uno degli assalti centrali ha registrato un parziale di 12-5, che non ha risolto la finale ma ha permesso all'Ucraina di portarsi da -10 a -3, e riavvicinarsi in un momento difficile. Per la cronaca, poi l'Ucraina ha vinto l'oro.

13 agosto 2008

Squali

La ricerca di una chiave di lettura per l'odierna giornata olimpica è decisamente breve e punta dritta verso l'avveniristico impianto dove ogni giorno nel nuoto si demoliscono e ricostruiscono record nazionali e internazionali.
A conferma di ciò, oggi ne sono stati stabiliti diversi: due volte ritoccato il primato mondiale per i 100 sl, mondiale ed europeo in un solo 200 farfalla, mondiale e italiano nella 4x200 sl, italiano nei 200 misti, tutti in campo maschile; mondiale nei 200 sl, europeo e italiano nella 4x200 sl donne.
Si dice che la piscina del Water Cube di Pechino sia freddina (quanto a temperatura dell'acqua, non del tifo) e veloce, si è detto che i nuovi ipertecnologici costumi discriminano tra chi può permetterseli e chi no, "falsando" in qualche modo le gare da un lato e favorendo lo sfondamento dei tempi-limite precedenti dall'altro. Mentre la prima affermazione attiene più al campo delle impressioni, la seconda ha un certificato fondamento di verità. Ma, a guardare le gare, i nuotatori con costumi "semplici" sono davvero pochi, in particolare tra quelli che disputano le finali e soprattutto, questi materiali aiutano sì il galleggiamento e lo scivolamento, però dentro c'è sempre un atleta, col suo stato di forma, il suo stato mentale, le tattiche di gara e, perché no, le personali reazioni agli imprevisti che possono capitare durante la stessa. Insomma, non mi pare proprio che le vittorie di questi giorni siano da considerare meno valide.
Così oggi, mentre il solito Phelps ha recuperato altri due ori (da solo e con la staffetta statunitense) con una facilità che non deve far scordare come questi successi siano frutto di un'intensa e mirata preparazione, finalmente anche l'Italia ha potuto raccogliere la sua parte di gloria. E non poca, dato che Federica Pellegrini ha vinto i 200 sl nonché il primo oro per il nuoto sul versante femminile, dopo dei deludenti 400 che un po' avevano fatto dubitare delle sue possibilità. Ma anche quest'ultima finale non è che sia stata proprio una passeggiata: partita bene, continuata meglio, quasi recuperata dall'avversaria più pericolosa nella terza vasca, tiratissima la quarta con vittoria di 15 centesimi di secondo. Un (sudatissimo) soffio.
Da segnalare anche il 4° posto della staffetta italiana nei 4x200 maschili e qualche buona qualificazione per le prossime gare.
Per il resto, niente da fare nel judo sia maschile che femminile, male il tiro con l'arco maschile e il tiro a segno femminile; non che ci si aspettasse più di tanto, ma niente anche nella cronometro su strada nel ciclismo, male purtroppo per tutte e tre le semifinali del canottaggio; ancora una vittoria nel volley femminile, con ovvia qualificazione ai quarti, idem per la squadra di pallanuoto, grazie a un pareggio con gli Usa, e ri-idem per la nazionale di calcio maschile, ma col Camerun; nel tennis è rimasto solo il doppio femminile, mentre nella vela si continua a veleggiare.
Inoltre ho visto in diretta due incontri di boxe, entrambi italicamente dominati e, dulcis in fundo, l'altra medaglia vinta oggi per l'Italia, il bronzo di Salvatore Sanzo nel fioretto maschile.
Ah, oggi era in palio anche il titolo della spada femminile, croce e basta della scherma nostrana, in quanto non c'è ancora stata nessuna in grado di vincere qualcosa nell'individuale alle Olimpiadi (e per di più stavolta nemmeno una qualificata) e l'unica medaglia a squadre risale al 1996. Eppure un po' di buone spadiste ci sono... forse manca una forte individualità che possa trascinare il gruppo e non riesco a togliermi dalla testa che faccia difetto anche la base, quella che dovrebbe allenare spadiste e non fiorettiste mancate. Ma questa, come suolsi dire, è un'altra storia.
Data l'assenza, per vedere le finali ho dovuto aspettare il soccorso di san streaming, un po' traballante al mattino e buono nel pomeriggio... che poi è il motivo per cui sto iniziando a scrivere così tardi.
La storia medagliata di oggi invece è quella di un torneo, accoppiato con quello femminile per stare nei tempi e perché per entrambe le armi non è prevista una prova a squadre, ad alto tasso di spettacolarità. Come, mi perdoni la spada, solo il fioretto tirato ai massimi livelli può regalare.
Fioretto di qualità in cui i tiratori asiatici sono sempre più presenti: il cinese Zhu, quello che ha perso l'assalto per il bronzo, aveva battuto l'altro italiano in gara nei quarti e il giapponese Ota ha disputato, e perso, la finale col tedesco Kleibrink.
Quanto agli assalti, nella fase finale solo due sono stati conclusi con un buon distacco, mentre gli altri hanno avuto qualche allungo non definitivo fino a conclusioni tanto combattute quanto incerte.
A quanto pare, moviola o non moviola, i dubbi sulla ricostruzione delle stoccate non spariscono mai del tutto.
Una volta questo genere di incertezze si sarebbe risolto con un tempo comune, un nulla di fatto e... le solite polemiche. O col parere dato dai giudici a occhio e... le solite polemiche.
Un momento: non è che tutto è cambiato per restare uguale, anzi poter rivedere le azioni il più delle volte aiuta. Ma non tutte, anche perché vedere i movimenti rallentati falsa un po' la percezione degli effettivi tempi di reazione, riportando il tutto all'interpretazione (aridaje) del giudice riguardo a chi avesse iniziato ad attaccare per primo o a chi avesse interrotto il proprio attacco, perdendo l'iniziativa.
Ovviamente, quelle poche volte capitano nei momenti cruciali, come ad esempio per il 13 pari nella semifinale Sanzo-Ota, la cui controversia ha forse influito sulla concentrazione del pisano, che a fine assalto è sembrato un po' in dubbio su cosa fare e si è ritrovato sconfitto.
Comunque, almeno il bronzo è arrivato (rigorosamente dopo un inseguimento punto su punto) e, per oggi, tanto basta.


Ps: lunedì gli estimatori del calcio hanno avuto da ridire per la lesa maestà del posticipare la trasmissione della partita del girone di qualificazione dell'Italia a favore delle finali della spada maschile. Che dovremmo dire, allora, oggi che non c'è stato verso di poter vedere decentemente la semifinale di Sanzo se non dopo la trasmissione dei minuti di indegna melina che sono stati la conclusione di Italia-Camerun?


Pps: non è che perché ci si dedica principalmente a quel che succede nei campi di gara lì attorno sia all'improvviso diventato tutto rose & fiori, eh.
Anzi, sto ancora aspettando il momento in cui qualche atleta, medagliato o meno, decida di farsi sentire su qualcosa che non sia inerente solo ai cavoli propri.

Intermezzo: l'impagliato

Pagherei per vedere la faccia che hanno fatto Federico Calcagno e Stefano Pantano quando hanno scoperto chi gli era toccato come inviato a bordo pedana per queste Olimpiadi.
Ok che non tutti possono avere "sul campo" un'Elisabetta Caporale, ma spero si potesse trovare di meglio di un tizio dotato della verve di una salma per le interviste di rito.
Ma, visto che abbiamo tale Luca Bindi, non resta che chiedersi chi sia in realtà 'sto qui.
Per ora le ipotesi sono:
a) un giornalista dotato di incommensurabili doti professionali, tranne che nell'espressività con cui fa domande alla gente;
b) il rampollo segreto degli Agnelli, vista l'aria da Lapo Elkann dopo che si è fumato una piantagione di cannabis;
c) il figlio di qualche megadirigente Rai, che avrebbe voluto starsene in vacanza e invece gli toccano le Olimpiadi e vuole così esprimere la sua disapprovazione per il lavoretto estivo che gli ha trovato papi;
d) Don Morfeo Cantalamessa, piazzato lì dal Vaticano allo scopo di infilare l'aiuto di Dio nel maggior numero di interviste possibili. Per ora gli è andata bene solo con la Vezzali e solo perché la domanda calzava col monologo che ella aveva preparato per l'occasione;
e) la cavia di un segretissimo sistema di teletrasporto sperimentale Roma/Pechino, che deve smaltire 12 ore di fuso orario al giorno prima di andare a lavorare. Non stupisce che in quei 10 minuti di video che gli toccano sia ridotto così.

Seriamente: cercando in giro scopro che costui è in Rai dal 1999 e si occupa di serie minori di calcio e qualche altro sport non troppo considerato dalla suddetta.
Allora, volendo dargli lo stesso lei con cui si rivolge agli atleti: capisco che possa essere emozionato per un incarico importante, ma la prego, provi a rendersi un po' più vitale e interessato quando pone delle domande a qualcuno, magari si faccia dare qualche consiglio da un collega più navigato... il pubblico a casa l'apprezzerà.

12 agosto 2008

Meteore?

La storia delle Olimpiadi è piena di vittorie non ripetute: arrivare a disputarle è già difficile, figuriamoci vincerle e ancor più rivincerle. Stanti i valori personali (che dovrebbero essere se non altro garantiti dall'avere ottenuto la qualificazione), una giornata di grazia può capitare a chiunque, grazie all'incoscienza, al diverso modo di sentire l'evento, di scaricare la tensione, a un buon inizio o un colpo fortunato che indirizza le cose per il verso giusto, alla capacità di far fruttare al meglio e tutto in un giorno quello che si è preparato per anni, al semplice non essere gravati da particolari attese.
Differente è invece la situazione di chi arriva con appiccicata addosso l'etichetta di quello che, per un motivo o per un altro, deve vincere: confermare le previsioni è il minimo, scendere di poco sotto è appena sufficiente, fallire è... un fallimento.
In questa quarta giornata olimpica, di casi in cui non si è riusciti a trasformare le considerevoli aspettative in stimoli positivi se ne sono visti un paio: uno in casa altrui, con Laure Manadou che, arrivata a Pechino con tre ori da difendere e una notevole ribalta mediatica sportiva e non solo, è praticamente affondata, arrivando settima, con tanto di ipotesi-abbandono, in una delle gare in cui era più attesa (e dopo un ultimo posto in un'altra). Possibile ancora una partecipazione/recupero, ma chissà.
L'altra vittoria molto attesa ma ben lungi dall'arrivare (non) è stata quella di Aldo Montano, pure lui gravato dal fardello di un oro ad Atene e soprattutto dal gran parlare che se n'è fatto nei quattro anni seguenti, spesso e volentieri per motivi estranei allo sport. Premesso che a me personalmente risulta molto difficile apprezzare questo modo di acquisire fama, ognuno fa un po' come preferisce con la sua vita. E' un peccato però vedere come tutti i servizi, le interviste, i pronostici si siano trasformati, nel momento in cui contava, in una eliminazione agli ottavi, anche lui con ventilata dipartita.
A dirla tutta, mi dispiace di più per il quinto posto di Luigi Tarantino, costantemente tra i primi e meno di quanto meritasse tra i medagliati. Ma la sciabola è una disciplina particolare: gli assalti sono sempre molto veloci, ogni stoccata si gioca sul filo dei millesimi di secondo, così che la maggior parte sono simultanee e non c'è mai la possibilità di sviluppare una tattica a lungo termine e gestire il punteggio. Rimontare, o vedersi rimontati, di 7-8 punti è questione di un soffio e accade più spesso di quanto non si creda, e l'entusiasmo del momento può fare più di un consolidato bagaglio tecnico.
L'importanza dello stato di esaltazione s'è vista anche nella finale: i due atleti sono rimasti sempre vicini quanto a punteggio, poi il cinese Man Zhong ha preso l'abbrivio e non s'è più fermato.

Ciò detto, cos'altro è successo di bello, oggi?
Intanto c'è stato un argento nel tiro a volo che, essendo l'unica medaglia italiana conquistata oggi, ha risolto la giornata.
Poi, male nel judo, dopo l'oro di ieri, peccato per una penalità nella canoa slalom, si prosegue bene nella vela (ma è lunga), sesta ma soddisfacente la squadra italiana nell'equitazione, sconfitte entrambe le squadre maschili di pallavolo e pallanuoto, sempre dagli Usa, male il tennis maschile mentre si procede in quello femminile, sia singolo che doppio.
Prosegue abbastanza bene il torneo di boxe, meno quello di beach volley, nulla di fatto nel tiro con l'arco femminile e nel sollevamento pesi e buone qualificazioni nel nuoto, in particolare nei 100 sl maschili, nei 200 rana e nella 4x200, attesa in finale per domani
E infine, sembra che Phelps renda tutto facile vincendo e abbassando primati già suoi, ma sta costruendo pian piano l'impresa. Vedremo...

Ps: stamattina, a parte la solita carrellata online, ho (comprato e) letto sei quotidiani. Dicesi "indotto olimpico".

Trova la differenza

A qualcuno Liberty Belle non deve proprio piacere...
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Edit settembrino: come si dice in questi casi... ah, ecco... un anonimo donatore iberico ha fornito la vignetta da JSA, edizione spagnola, numero 8 (spillati monostoria da 24 pagine, da loro), così che "trova la differenza" diventa "trovala solo da noi, 'sta differenza":

11 agosto 2008

E' andata

Sono un po' frastornata. Per due ragioni.
Una puramente fisica: in previsione delle gare di oggi, ieri sera mi sono detta "vado a letto, presto, prima di mezzanotte, mi faccio otto intere ore di sonno e mi sveglio in tempo per gli ottavi di fioretto". Solo che non è andata così. E' andata che, neanche avessi dovuto disputarla io la gara, sono stata presa dalla tensione e non c'è stato verso di dormire decentemente. Quattro ore e mezza di rivoltamenti nel letto dopo, mi sono fornita di radio e ho iniziato una lunga terza giornata olimpica che ancora non è finita. Mi ci vorrà un terzo caffè.
Il secondo motivo è... colpa degli alti e bassi delle gare di oggi.
Ricapitolando, prima è toccato al nuoto, con i 400 sl femminile e la 4x100 maschile, da cui ci si aspettava qualcosa che non è arrivato... più dalla prima gara che dalla seconda, in realtà: un 4° posto di staffetta dietro Usa, Francia e Australia poteva starci, un quinto quando ci si aspettava come minimo una medaglia invece lascia l'amaro in bocca. Tanto valeva star dietro a un Phelps che sta macinando vittorie con facilità e vedere dove arriva.
Nel frattempo le altre gare bene o male evolvevano: da un lato la squadra maschile di tiro con l'arco procedeva senza intoppi verso una difficile finale, dall'altro nel tennis maschile ove non andava tanto bene, saltando poi al volley femminile con una seconda vittoria, come pure la nella pallanuoto. Judo e fioretto avanzavano gradualmente e sempre per il verso giusto, al contrario della boxe.
E non erano ancora le 10 del mattino. Man mano l'attenzione (mediatica, la mia era puntata in una sola direzione) si è divisa su 4 tronconi: torneo di boxe, con un buon risultato; campo di tiro con l'arco, dove la Corea del Sud si è dimostrata imbattibile e il tutto si è concluso con un buon argento per l'Italia; palazzetto di Judo, dove dopo una serie di combattuti incontri è arrivato l'oro di Giulia Quintavalle.
A dire il vero, il combattimento dell'oro devo ancora vederlo, in quanto si è sovrapposto alla prima semifinale di fioretto e, anche se in streaming e in versione ridotta, ho preferito seguire quella.
E quello è stato un assalto che, se avessi mangiato, mi avrebbe fatto andare tutto storto. Perché?
Anche stavolta, per un paio di motivi. Innanzi tutto perché l'arbitraggio è stato pessimo. Non so se l'intenzione fosse di bloccare in un modo o nell'altro la possibile finale (per non dire tripletta) italiana o perché bisognava trovare un ruolo qualunque per un cinese che a sua volta ha politicamente voluto dare una mano all'atleta coreana... non lo so e non avrei neanche voluto stare qui a chiedermelo, ma a vedere una tale conduzione di gara il dubbio viene.
Ma di preciso il dubbio dove sta? Il fatto è che un presidente di giuria competente e sicuro di se gestisce la gara con chiarezza e colpo d'occhio, senza innervosire i tiratori, senza aver bisogno di verificare continuamente che quello che sta facendo sia giusto e senza incaponirsi su ricostruzioni errate solo per dimostrare che aveva ragione. Quando invece uno non è all'altezza, spesso e volentieri finisce per voler rimediare alle sue incertezze applicando fiscalmente il regolamento, irrigidendosi sulle sue posizioni e, da quando c'è la moviola, guardandosela e riguardandosela per voler sembrare scrupoloso. Ed è esattamente così che si è comportato l'arbitro della semifinale.
Non che con questo voglia sminuire la vittoria della coreana solo perché ha fatto fuori dalla finale il mio quasi ventennale mito sportivo... però, accidenti, se c'era da perdere, sarebbe stato meglio che fosse successo solo per le abilità personali e non con l'accompagnamento di nervosismi, proteste e cartellini a pioggia, ecco.
Ma ricordo che anni fa la stessa Giovanna Trillini disse qualcosa del tipo "l'arbitro ha agito in maniera discutibile però stava a me non metterlo in condizioni di poter rovinare le cose con i suoi giudizi", il che vale ancora oggi. Tanti di quei bersagli non validi avrebbero potuto esserlo e adesso staremmo festeggiando quello che fino a ieri si sperava ma non si osava dire, ma così non è stato.
L'altra cosa da dire riguardo a questa semifinale, e poi la smetto, è che la sudcoreana ha dimostrato di essere in una buona giornata e di non essere arrivata lì per caso. Anzi, ha mostrato una notevole reattività e di saper creare una difesa molto ostica. Immagino che attaccare costantemente per tenerla sotto pressione e restarle sempre sotto sia stata una tattica studiata a tavolino, ma mi sarebbe piaciuto vedere come se la sarebbe cavata in spazi più ampi e dovendo reggere al ritmo e alla mobilità di una Trillini a piena potenza, come poteva esserlo qualche tempo fa.
La seconda semifinale, Vezzali-Granbassi, è iniziata in maniera incerta, come può esserlo un assalto tra due compagne di squadra, che si conoscono bene e devono studiare un modo per ingannare l'avversaria e tirar fuori soluzioni imprevedibili. Cosa che si rivela difficile per entrambe, come testimoniano il punteggio, rimasto basso per gran parte del tempo, e le frequenti richieste di uso della moviola, essendo le azioni piuttosto controverse. Poi la classe, la forza, l'assoluta dedizione alla vittoria e la necessità di concludere fanno il resto e la composizione della finale per l'oro è servita.
Rimane da sbrigare quella per il bronzo, con uno scontro fratricida ma, al contrario di quello precedente, molto intenso: la voglia di guadagnare l'ultimo posto sul podio c'è e l'impegno è massimo, come anche la lealtà. Tutto l'assalto è tirato con differenze di pochi punti, con stacchi e rimonte, ma dopo l'ennesimo recupero la vittoria arride a una Granbassi che meritava un riconoscimento olimpico, dopo quelli mondiali ed europei. Peccato che proprio quest'anno si sia deciso di far tirare per il bronzo e di non assegnarne due alle perdenti delle semifinali.
La finale, dunque. Punteggi bassi anche qui, che derivano dalla necessità di prendersi le misure e di non correre troppi rischi, vista la posta in gioco. Inoltre entrambe le atlete hanno tendenze attendiste, per così dire, preferendo la parata e risposta o il colpo in controtempo a strategie d'attacco più movimentate. Buon inizio dell'italiana (con un'interruzione per rimediare a un adesivo poco aderente sullo sponsor sul guanto) e parecchio studio nei minuti centrali, durante i quali si arriva alla parità con qualche colpo ben mirato.
Nella terza parte si continua in parità fino a un vantaggio per la coreana a meno di un minuto dal termine, quindi pareggio e il capolavoro del giorno.
Pari e a 29 secondi dalla fine, alla maggior parte delle persone sarebbero venuto in mente due possibilità: o lanciarsi subito in un'azione d'attacco per guadagnare un punto e gestirlo e, nel caso opposto, avere ancora tempo per ri-pareggiare; oppure quello che, conoscendo Valentina Vezzali, ci si poteva aspettare: mantenimento del pari fino al minuto supplementare e nuova strategia basata sul maggior tempo a disposizione e sul sorteggio della priorità. E invece no: ha fatto passare gran parte del tempo, portando un po' tutti a pensare che avesse optato per la seconda soluzione e... zac, stoccata perfetta a 4 secondi dal termine. Il fatto che, a sentir lei, abbia scelto questa soluzione d'istinto la dice lunga sull'enorme quantità di talento che quest'atleta possiede.
Grandissima al di là delle statistiche che si stanno sciorinando in queste ore, non c'è altro da dire.

10 agosto 2008

L'ora dell'oro

Questo post andava scritto almeno tre ore fa, ma mi sono persa per strada sia a guardare repliche che a cercare l'immagine che volevo utilizzare a corredo ma che non ho trovato.
Ovvero una qualche foto degli inservienti del Fencing Hall che passavano l'aspirapolvere sulla pedana prima delle finali di spada cercando di eliminare quel che metteva a rischio l'isolamento della stessa.
Già c'ero potevo anche trovare un titolo migliore, ma questo passa il convento.
Comunque. Giornata che ha prodotto buone cose e cose che potevano andare meglio. Tra queste, una prevedibile ma non completa debacle nella ginnastica, una brutta sconfitta nella pallanuoto maschile, alternanza di qualificazioni ed eliminazioni nel nuoto, bene le squadre di calcio e volley e tutti in semifinale gli armi del canottaggio. Insomma, già così non ci sarebbe tanto da lamentarsi.
Ancor meno pensando alle tre medaglie vinte oggi: argento nel tiro a volo, che non ho visto in diretta perché stavo ancora dormendo, bronzo nel ciclismo su strada, gara che ho visto finire e premiare... e oro nella scherma, che ho seguito per bene e per quanto fornito dalle tv nostrane.
Tra l'altro, devo proprio dirlo, finali di livello molto buono sia per valore tecnico che per spettacolarità e oro strameritato a Matteo Tagliariol. Non solo per aver vinto tutti gli assalti con un buon margine, ma soprattutto per il modo in cui li ha condotti, tranquillo e concentrato, senza istrionerie, mostrando una tenuta della misura più che buona e con una scioltezza che deriva dall'avere a disposizione una vasta gamma di soluzioni e di contromosse. Cosa che credo sia stata notata anche dai cosiddetti profani, visto che la spada è l'arma in assoluto di comprensione più immediata.
Questo per i nostri. Tra le altre cose notevoli della giornata, la partita di basket maschile Usa-Cina, vinta dai primi, e le svariate imprese in piscina... purtroppo in replica, data la brillante idea di piazzare le batterie al pomeriggio e le finali al mattino in modo da farle coincidere con orari favorevoli per le Americhe e meno per l'Europa.
Ciò detto, si ben spera per domani e non si dice nulla per scaramanzia.
E si nota come attentati e proteste non accennino a diminuire.

09 agosto 2008

Ekecheiria si fa per dire

C'era una volta, tanto, tanto (capito? tanto!) tempo fa, la Tregua Olimpica Ekecheiria, ovvero una sorta di interruzione delle ostilità in occasione della partecipazione a grandi feste e giochi nazionali. Che si dice abbia funzionato almeno una volta.
In tempi più moderni si è cercato di riproporla, ma... come dire... non sembra che abbia avuto molto successo.
E, se per caso ancora qualcuno si illudeva che l'avvento dei Giochi Olimpici potesse portare una ventata di serenità in giro per il mondo, basta dare un'occhiata all'ultima "operazione pacificatrice" in corso nella fu Unione Sovietica per farsi un'idea di quanto possano essere rispettati gli appelli di pace.
Anzi, no, le Olimpiadi in questi casi un'utilità ce l'hanno: distraggono il resto del mondo da blitz, bombardamenti, defungimenti e simili amenità.
E vabbè, ma questo è altrove... almeno in quel di Pechino sarà tutto rose e fiori. Maddeché? A parte le solite proteste più o meno tranquille, c'è stato un bell'omicidio-ferimento-suicidio e, più vicino alla rappresentativa italiana, un balletto di visti con dramma familiare accluso.
Questo per l'extra.
Di puramente sportivo invece abbiamo avuto la prima medaglia, d'argento, dal ciclismo su strada, una prima vittoria nel girone di pallavolo femminile, qualche buona qualificazione nel nuoto e qualcuna no, non male le batterie di canottaggio, bene equitazione e tiro a volo, delusioni nella ginnastica artistica, sollevamento pesi, tiro a segno, parzialmente (ma recuperabile) nel tiro con l'arco, mentre il calcio era andato bene il 7 agosto.
E ho assistito di persona al mica tanto sorprendente tris che gli Stati Uniti hanno fatto nella sciabola femminile, dove le italiane non sono pervenute oltre gli ottavi.
Questo, e svariate altre cosette viste in streaming su Raisport+, dato che su RaiDue lo spazio è quello che è e si preferisce alternare le gare in cui ci sono italiani ai tg olimpici alle trasmissioni di commento... al beach volley, che è stato comunque un bel vedere.

08 agosto 2008

8

Visto che nella millenaria tradizione cinese i tre otto rappresentano felicità e fortuna... buon 08 08 08.
Ho qualche dubbio che, non sapendo un tubo di tradizioni cinesi e avendo appreso della cosa solo dagli innumerevoli trafiletti giornalistici in merito e in ogni caso credendoci ben poco, lietezza e giulività mi toccheranno, ma tant'è... buona visione della cerimonia d'apertura olimpica.
Riguardo a questa, spero di non aver avuto un sogno premonitore stanotte, perché era parecchio, parecchio brutto.

Edit post visione: alla fine è andato tutto liscio, a parte una non confermata minaccia.
La cerimonia ha avuto un inizio da pelle d'oca a base di luci e percussioni, poi uno spettacolo che, a partire dalle fasi di fabbricazione della carta, ha spaziato su un rotolo-palcoscenico tra storia, cultura, sogno e tecnologia enfatizzando il romanticismo ma anche l'orgoglio della Cina moderna. Un po' lunga, questa parte, ma anche solo guardando le grandi e complesse coreografie di massa e i fuochi d'artificio, entrambe forme di spettacolo in cui in oriente si eccelle, non si poteva non rendersi conto di quanto impegno sia stato profuso per caratterizzare e rendere indimenticabile l'inizio di questa ventinovesima Olimpiade.
Le rappresentative nazionali in sfilata hanno fatto la loro parte, con allegria, entusiasta partecipazione e nessuna delle ipotizzate proteste; anzi, sembravano tutti abbondantemente impegnati più a salutare e divertirsi (e telefonare, per quanto riguarda un tizio degli Emirati Arabi Uniti) che altro. Gli italiani, intenzionati con successo a proporre la solita immagine da caciaroni, erano stranamente ben vestiti quanto a colori (sarà che finalmente ci si è arresi all'evidenza che, per degli abiti, rosso/bianco/verde/azzurro non stanno benissimo assieme) un po' meno a parer mio quanto ad abbinamento della giacca di taglio classico con pantaloni e scarpe sportive.
Concesso il dovuto al vestiario dei nostri, notato il giuramento degli atleti con tanto di rifiuto del doping (chissà in quanti hanno incrociato le dita, in quel momento), arriva il momento dell'accensione del braciere: lungo e mozzafiato, come la corsa figurata dell'ultimo tedoforo, Li Ning, fu ginnasta ora danaroso imprenditore, che viene trasportato da apposite carrucole lungo tutto il bordo superiore dello stadio che si anima di nuvole stilizzate al suo passaggio fino all'ultimo atto, un'enorme fiammata amplificata dai fuochi d'artificio.
Fine di una cerimonia descrivibile in una sola parola come elegante (*)... e domani si entra nel vivo.


(*) il che, per contrasto, mi ha riportato alla mente il momento più pacchiano che ricordo di aver visto durante l'apertura di un'Olimpiade: il carosello dei SUV ad Atlanta (qui da 1:50).

06 agosto 2008

Sconti

Le cose sono andate grossomodo così: dal 21 luglio la Feltrinelli online ha messo in promozione i volumi Planeta presenti in catalogo, con sconti del 20% su tutti fino al 2 settembre e alcuni titoli "corposi" in ulteriore promozione a 20€ l'uno. Tra questi, Kingdom Come, Camelot 3000, Crisi sulle terre infinite, La morte di Superman, Lanterna verde e Freccia verde, Watchmen, Comanche, Deadman, Popeye, Stardust, Hitman.
Inutile dirlo, la notizia come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca - o, in maniera più consona al mezzo, di forum in forum - e un considerevole numero di lettori oculati (che a suo tempo non si erano fatti ammaliare o che semplicemente non se l'erano sentita di spendere decine di euro senza sapere a quali planetate andavano incontro, e dopo averlo saputo meno che mai) comincia a leccarsi i baffi e nel frattempo a ordinare all'impazzata.
Dato che la Feltrinelli spedisce, quando i prodotti non sono tutti presenti in magazzino, una decina di giorni dopo aver accettato l'ordine, tra la fine di luglio e l'inizio di agosto arrivano le prime secchiate di acqua gelida.
Quale che fosse lo scopo della promozione (svuotare il proprio magazzino di roba invenduta, un accordo fatto con l'editore o col suo distributore o altro), saltano fuori due intoppi: diversi volumi, dati come "in arrivo" risultano non reperibili e viene richiesto di eliminarli dagli ordini mentre altri passano da "spedizione in circa x giorni" a "momentaneamente non disponibile" oppure "esaurito". Tra questi ultimi, svariati famigerati volumoni a 20 €.
Insomma, qualcuno c'è rimasto un po' male.
E io? Io, avendo ordinato il 25 luglio, sono incappata nel primo giro di tagli, ma il grosso (fisicamente) del materiale è arrivato. Trattasi di tre absolute scelti tra i più decenti tra quelli a disposizione, ovvero:


Edit del giorno dopo: oggi alcuni tra i volumi iperscontati sono tornati ordinabili, altri lo sono senza lo sconto del 20% mentre altri ce l'hanno ancora. Insomma, conviene spulciarsi tutto il catalogo e vedere se c'è qualcosa di interessante a buon prezzo o da incrociare con altre promozioni.

05 agosto 2008

Armiamoci e partite

Il tema olimpico di oggi, in mancanza di ulteriori scoop sportivi o annessi e connessi è il suggerimento di alcuni politici (che non citerò: a fargli ulteriore pubblicità ci pensino i giornali) che "invitano" gli atleti della rappresentativa italiana a boicottare la ormai prossima (e per fortuna, che non se ne può più dei bla-bla) cerimonia d'apertura di Pechino. Come gesto simbolico per far riflettere sui principi fondamentali di pace, libertà e democrazia.
Detta così, e in particolare detta da un rappresentante di una qualunque disciplina riguardo alle sue personali decisione, la cosa avrebbe anche senso. Detta da qualcuno che detiene un potere decisionale e che avrebbe potuto esercitarlo per tempo per fare non solo gesti simbolici ma qualcosa di pratico e con un peso ben maggiore, e invece gioca a "dallo tu il segnale", ne ha molto meno.
Oh, intendiamoci, anch'io mi aspetto che degli atleti si facciano in qualche modo sentire e utilizzino la ribalta mediatica non solo per esprimere la felicità per le loro vittorie ma anche per sensibilizzare l'opinione pubblica sui diritti umani; mi mi aspetto che lo facciano nei modi e nei tempi a loro più congeniali e di certo non per costrizione... pardon, "suggerimento" (molto politico, come modo di fare) da parte di altri.
E fosse qualcuno che li conosce, poi... no, è qualcuno che se ne esce di punto in bianco con l'idea del rinunciare a uno dei momenti più importanti di tutto il cerimoniale olimpico senza sapere se si stavano preparando altre iniziative a sorpresa e soprattutto appioppando tutta la responsabilità del fare a qualcun altro e prendendosi i meriti per se.
Ma mi sa che gli è andata male, con questa sparata. Tra le opinioni che vanno per la maggiore in quel di Casa Italia ce ne sono del tipo "a me devi far disertare... e tu parlamentare/ministro che hai fatto di pratico, tu che sicuramente sei in una situazione migliore di me per cercare di cambiare le cose?"
Attendonsi risposte, preferibilmente non fatte di generici giri di parole.

04 agosto 2008

Fuori due

Che dire, se non "oh, finalmente"?
L'occasione dell'esclamazione è la dimissione, dopo praticamente 5 mesi di patologia neonatale, di Mr. Attaccatoallavita... che è quello che diceva di lui un medico, ma anche il soprannome più adatto per questo bambino, visto quante ne ha passate tra operazioni, blocchi, ripartenze e quant'altro.
Non è che sia del tutto a posto, infatti è ancora fornito di ossigeno e monitor con relativi sensori per battiti e saturazione. Ma è a casa e, se c'è qualcosa che questi ultimi mesi hanno insegnato un po' a tutti, è a farsi bastare i progressi raggiunti, per quanto piccoli possano essere.
E poi c'è un'ulteriore prova vitalità: qualche ora fa i due (che, a vederli assieme, sembrano abbastanza diversi) se ne stavano sul letto, tentando di fregarsi il ciuccio a vicenda, da tipici fratelli.
E' ovvio che ci saranno ancora un mucchio di visite per entrambi e che c'è una vasta gamma di complicazioni che potranno verificarsi... ma per ora va bene così.

Ah, l'immagine a corredo è quella del secondo sterilizzatore necessario. Non perché il primo non fosse sufficientemente capiente ma perché è stato... come dire... fuso all'interno del forno a microonde.

Mal comune, mal comune

Dal Corriere della Sera:

[...] Quattro anni fa, ad Atene, nella prima edizione regolata dal codice antidoping della Wada, l'agenzia mondiale, erano stati riscontrate 26 violazioni al regolamento, compreso il finto incidente di moto di Kenteris e Thanou per fuggire ai controlli. A Pechino siamo già a quota 29. Il clima di questi giorni è quello di una resa dei conti, non per una questione morale, ma perché i Giochi hanno capito che di doping possono morire: se i risultati perdono credibilità, se gli ordini d'arrivo non sono più credibili, il business crolla. Così si spiega la scelta di compiere 4.550 controlli (sicuri per i primi cinque classificati), 1.300 dei quali extra-competizioni, con uno schieramento di 917 addetti all'antidoping. [...]
Per ora il mappamondo truffaldino si compone di Cina, Bulgaria, Colombia, Danimarca Romania, Russia, Giamaica, Stati Uniti, Grecia e, ahinoi, Italia. Ma c'è tutto il tempo perché si estenda ancora.
Se non altro, a leggere questi e i passati resoconti, c'è da rallegrarsi perché i controlli sembrano funzionare abbastanza bene e l'antidoping tiene il passo delle novità sintetizzate di continuo.
Ancora 4 giorni e si spera che ci saranno notizie migliori di censure, inquinamento e di queste altre schifezze da commentare.
A tal proposito, un link con la copertura televisiva fornita dalla Rai.


Edit: intanto la positività di cui sotto è confermata.

01 agosto 2008

Doping

Mi concedo un paio di righe di retorica: esiste una parola che, a proposito di sport, faccia male più di "doping"? Per alcuni evidentemente sì, ed è "sconfitta". E lo fa tanto da non pensarci troppo a mettere a rischio la propria salute e la propria onestà per prevalere sugli avversari.
E, per quanto brutta, sleale o condannata possa essere, è una pratica che è esistita, esiste e, a giudicare da quel che accade, esisterà ancora per un bel pezzo.
Come si è visto in questi giorni, purtroppo, non sembrano esserci sport in cui l'aiuto farmacologico non attecchisce, inclusi quelli che sembravano essere isole felici. Ma le isole felici difficilmente esistono al di fuori della fantasia e l'impatto con la realtà e i suoi veleni fa parecchio male.
Se il tono di quanto scritto sembra essere amaro è perché... lo è. La scherma è il "mio" sport, lo è stata quando guardavo e leggevo delle gare negli anni che furono, lo è stata quando alle gare delle categorie inferiori ci andavo per partecipare e continuavo ad assistere a quelle di valenza nazionale/mondiale, lo è ora (da qualche anno, in effetti) che sono tornata esclusivamente tra il pubblico.
Incredulità, prima. Delusione e incazzatura, poi. Queste le sensazioni a leggere di un nazionale prossimo alla partenza per le Olimpiadi escluso per essere risultato positivo a un controllo antidoping.
Incredulità perché... quando mai c'è stato bisogno di questo genere di aiuto per uno sport in cui l'apice dello sforzo fisico si misura in minuti e per cui una giornata di gara è fatta da ore di pausa tra un assalto e l'altro? E' molto più difficile conservare la concentrazione in modo da essere pronti quando serve e non cedere alla stanchezza mentale che mantenere "caldi" i muscoli.
Venendo al caso specifico, a che accidenti può servire la somministrazione di un diuretico?
Innanzi tutto, a quello per cui è stato sintetizzato: aumentare la diuresi, ovvero la produzione ed espulsione di liquidi. Ma basta dare un'occhiata a tutta la roba che serve mettersi addosso, divisa in tessuto elasticizzato con resistenza a 800 newton, corazzetta da indossare sotto la stessa e, in caso di armi con convenzione, giubbetto laminato da indossare sopra, maschera, guanto, calzettoni e come minimo un'altra maglietta sotto (sorvolando sugli indumenti intimi) per immaginarsi quanti liquidi si producano a fare attività fisica vestiti così. In mancanza di immaginazione, a me basta il ricordo dei litri e litri di sudore dispersi ogni volta, altro che bisogno di diuretici...
Poi c'è l'altro, diffusissimo, uso scorretto che si fa di questo tipo di farmaci: diluire sostanze proibite nell'urina in modo da renderne difficile, se non impossibile, il ritrovamento durante i test. E qui si torna a bomba sul bisogno di altre sostanze.
Steroidi o simili, per aumentare la massa muscolare? Essere carichi di muscoli serve a poco, visto il tipo e la durata di attività, meglio essere leggeri e reattivi.
Emotrasfusione, EPO e altri stimolatori di produzione di globuli rossi, per aumentare la portata di ossigeno e la resistenza allo sforzo prolungato? Inutile, per pochi minuti alla volta.
Anfetamine e compagnia, per ridurre il senso di fatica e l'ansia? Ecco, questo magari, nella seconda accezione, ma me lo aspetterei più da un esordiente in crisi con una gara così importante da non sapere come gestirla che non da qualcuno che è nel giro nella Nazionale da anni.
Insomma, io non me lo spiego.
Da qui le altre due sensazioni, delusione per qualcuno che pur non avendone bisogno e avendo a disposizione uno staff medico per fare fronte a eventuali problemi, pensa di poter prendere scorciatoie dannose e rilevabili. Incazzatura perché quello che ne deriva è un danno per tutto il movimento e le persone corrette che ne fanno parte.
E poi si rimane a chiedersi come qualcuno possa essere tanto stupido da correre un rischio del genere, non volendo considerare il caso della "leggerezza" nell'assunzione di qualcosa che non si sapeva contenesse sostanze proibite, perché uno che arriva a un livello così alto non può permettersi di essere "leggero" e di andarsi a nascondere dietro al "non sapevo, non credevo, non immaginavo".
Il che quasi quasi dà credito all'ipotesi del complotto, ipotesi difficilissima se non impossibile da provare e devastante se confermata. Boh, comunque fa bene la Federazione a seguire tutte le strade possibili.
L'unica speranza, a questo punto, se non si verificherà il miracolo delle controanalisi (cosa alquanto improbabile), è che questo resti un caso unico nella storia.
Una macchia, putroppo, non più ripulibile.