31 gennaio 2007

Lys, prima impressione

Che ho fatto di bello nell'ultima mezzora?
Ho letto Lys, la nuova produzione a fumetti targata Red Whale (stessa produzione di Monster Allergy), scritta/disegnata/chinata/colorata da Katja Centomo, Antonello Dalena, Santa Zangari, Donald Soffritti, Giulia Basile e Paolo Maddaleni e pubblicata da Tridimensional/Rainbow (sì, gli stessi di un certo qual cartone animato che ha avuto un successone e si è allargato a diversi altri media).
Ovvi spoiler a seguire.

L'influenza di un certo qual mensile Disney che vendeva un assurdilione di copie nel mondo e adesso un po' meno si vede mica poco e non solo, come ci si poteva aspettare, dallo stile di disegno, da certe atmosfere, colorazione ed effetti grafici, ma anche dall'impostazione redazionale dell'albo: editoriale, sommario, pin up iniziale, scheda del personaggio, posta, psico-test, inventa la tua moda, oroscopo.
La non-influenza si vede, oltre che in alcune rubriche di taglio ecologico, in particolare nell'ambientazione della storia e in alcune caratteristiche della stessa: il mondo fra 40-e-rotti anni viene mostrato in maniera esauriente ma non didascalica e risulta bello a vedersi ma un po' meno a viversi. Surriscaldamento del pianeta e innalzamento dei mari hanno causato da un lato un nuovo tipo di sviluppo urbanistico "esteso" e dall'altro l'estinzione di molti animali: da ciò derivano, oltre alla dis-abitudine alla presenza e all'interazione con animali di qualunque tipo, un esteso ed illegale traffico degli stessi e una grande importanza delle organizzazioni anti zoocrimine.
In mezzo a tutto ciò, la protagonista, figlia degli occupatissimi ed assentissimi fondatori di un importante centro animalista, dotata di grande coscienza ecologica, di un istitutore, una sorella minore, un vicino di casa innamorato e un'amica un po' scettica ma più esperta in "cose da adolescenti", durante una missione di salvataggio pesci, si scopre la capacità di trasformarsi in qualunque animale voglia, alla vista di una seconda luna piena dietro a quella canonica.
E questo è più o meno quanto... resta solo da dire che la storia è narrata in modo forse un po' confusionario, ma comunque soddisfacente, e che tutto il comparto grafico fa la sua figura.

In definitiva, non è male e di sviluppi gradevoli a leggersi potrebbero essercene, ma 3,90 € per, a conti fatti, 44 pagine di fumetto chiaramente a target adolescenziale, rubriche di interesse prossimo allo zero e paccottaglia varia, mi sembrano troppi... vista soprattutto la mia ormai non più recente deriva in direzione comics e la conseguente cifra che vi spendo sopra.
Però, ecco... se qualcuno che si ritrova a leggere qui è in cerca di un buon fumetto per ragazzine, che non sia solo trenderie e modaiolaggini assortite, a giudicare dal primo numero, questo può andare.

30 gennaio 2007

Nulla da obiettare

Your results: You are Jean-Luc Picard
A lover of Shakespeare and other fine literature.
You have a decisive mind and a firm hand in dealing with others.

Jean-Luc Picard --> 85%
Deanna Troi --> 80%
Worf --> 60%
Spock --> 57%
An Expendable Character (Redshirt) --> 55%
Mr. Sulu --> 55%
Data --> 50%
Mr. Scott --> 50%
Geordi LaForge --> 40%
Chekov --> 40%
Leonard McCoy (Bones) --> 40%
Uhura --> 35%
Will Riker --> 35%
James T. Kirk (Captain) --> 30%
Beverly Crusher --> 25%

[link al test]

26 gennaio 2007

Un (abbastanza buon) "inizio"

ROMA - Dopo oltre cinque ore di discussione, il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità il decreto legge "Misure urgenti per la tutela dei consumatori, promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese, meglio conosciuto come "pacchetto Bersani" sulle liberalizzazioni. "Grande soddisfazione" è stata espressa dal ministro dello Sviluppo. Il pacchetto consta di un decreto legge, di 18 pagine e 12 articoli, accompagnato da un più ampio disegno di legge che apre la strada ad altri interventi in materia.

Questo è quanto partorito dai cervelli ministeriali la scorsa notte: non male, anzi alcune cose sono così sensate che pare strano che non ci si sia pensato prima, ma... dei graaaandi nodi da risolvere quando se ne parla?

22 gennaio 2007

The departed

Volendo riassumere gli aspetti positivi in poche parole... speculare e ben bilanciato.
Volendo riassumere gli aspetti meno positivi in poche parole... un po' freddo. E non mi riferisco al clima, com'è noto, fin troppo caloroso per questi tempi.
Il fatto è che non ci sarebbe nulla da lamentarsi in questo film: ottimo regista, attori noti e ben calati nelle rispettive parti, storia solida, sviluppo da meccanismo perfetto... ecco, forse troppo perfetto. L'impressione è che manchi quel qualcosa, quel tocco di follia, per così dire, che rende ottimo un buon film o indimenticabile un ottimo film.
A parte questo, nulla da ridire: l'alienazione derivante dalla vita dell'infiltrato viene ben descritta, seguendo in maniera speculare la "carriera" di entrambi i protagonisti, rispettivamente nella polizia e nella banda del boss della mala a cui la suddetta sta dando la caccia. Ed altrettanto bene viene reso il precipitare degli eventi, quando su entrambi i fronti si fa strada la certezza che ci sia un informatore e l'unico modo per salvarsi la pelle consiste nell'individuare l'identità dell'altro il più rapidamente possibile senza tradirsi.
Infine, quando il ritmo si fa più alto e le apparenze "lavorative" e quelle "personali" cominciano ad andare in pezzi, i rischi presi sia dall'uno che dall'altro danno i loro frutti. Ma, piuttosto che il lieto fine che ci si sarebbe potuto aspettare se nel film ci fossero stati un buono e un cattivo, piuttosto che un'ampia gamma di sfumature di grigio, la conclusione vira decisamente al nero.
Così, in un epilogo a base di "giustizia" sommaria, dispensata per autoconservazione e vendetta, all'inconsapevole trait d'union tra i due, quasi identici, lati della medaglia, non resta che custodire la verità, quella che sui rapporti ufficiali non c'è.

20 gennaio 2007

Serata medica

Il palinsesto di ieri sera su Italia Uno è stato una piccola rivoluzione, per più di un motivo.
Innanzi tutto sono andate in onda solo serie ambientate in alcuni ambiti della medicina: dalla diagnostica senza confini del fenomeno degli ascolti Dr. House, alla medicina tutt'altro che distaccata dai problemi personali di Grey's Anatomy, al cinismo dei chirurghi plastici di Nip/Tuck, alla nuova serie sullo psichiatra Huff.
Secondariamente, mentre per mandare in onda 4 serie alla maniera nostrana (ovvero due episodi alla volta) ci sarebbe voluto un mucchio di tempo, con ovvi problemi d'ascolti, è stata applicata la messa in onda originale americana, ovvero un episodio per serie.
Meglio? Peggio? C'è chi parla di rispetto dello spirito e della struttura di episodi concepiti per andare in onda uno alla volta e chi proprio non ci si ritrova a cambiare personaggi e luoghi ogni ora.
Personalmente, nonostante mi sia sembrato di vederne poco per il genere di serie "da divano" (ovvero, quelle che guardo in tv a orario stabilito e sempre in italiano), non credo che farò fatica ad abituarmici, grazie a una qualche esperienza in visioni "da sedia" (telefilm guardati quando c'è tempo, a volte in inglese sottotitolato, sempre sul monitor) ma per quanto riguarda il telespettatore cosiddetto medio, potrebbe essere un'esperienza ben strana. A favore dalla cosa c'è che buona parte dell'audience delle serie televisive, oltre ad avere un'età non troppo avanzata, è già abituata a barcamenarsi tra orari strani, date variabili e messe in onda confusionarie, quindi un certo spirito d'adattamento ce l'ha.
L'ultima piccola rivoluzione riguarda la messa in onda delle puntate della terza stagione di Dr. House Medical Division, comprate e doppiate a tempo di record, in quanto questa stagione in patria non è ancora finita. Perchè? Basta guardare gli ascolti che questa serie è andata maturando, da quando è stata mandata in onda come tappabuchi estivo nel 2005 alle continue repliche degli scorsi mesi, fino ad assestarsi dalle parti del 20%.
Tanto successo in termini di pubblico (e di critica, che se n'è accorta tardivamente ma ha rimediato con articoli a cascata) da meritarsi anche l'inserimento forzato, appena dopo la sigla e con l'avviso "messaggio promozionale" color bianco smorto piazzato nell'inconsueto angolo in alto a destra, di un orripilante e confusionario spottone per una marca di orologi, prodotto sulla falsariga del telefilm.
L'ho già detto orripilante? Ripetiamolo, che è meglio: orripilante.

Ah, l'immagine a corredo è quella della nuova tv di casa, un lcd Sharp spaventosamente luminoso, che ha sottolineato, se ancora ce ne fosse bisogno, i difetti del segnale distribuito dall'antenna condominiale. Se non altro, nel pomeriggio l'ho utilizzato per rivedere Sin City in dvd: un'esperienza decisamente piacevole.

17 gennaio 2007

Tuttocompreso

Dove? Nel famigeratissimo iPhone, è ovvio:



Qui, i prodotti della i-zzazione di vari oggetti.

15 gennaio 2007

NCIS

Autoironia.
Se dovessi elencare le caratteristiche di NCIS, serie televisiva poliziesca ambientata nel servizio investigativo della marina degli Usa, il primo termine a venirmi in mente sarebbe proprio questo.
E' ovvio che poi ne seguirebbero altri, ma se il primo impatto è quello che conta, vedere gli agenti di una sorta di polizia scientifica militare che, appena messo piede sull'Air Force One per un'indagine sulla morte sospetta di un comandante della marina, si precipitano a farsi foto buffe nell'ufficio del presidente, la dice lunga.
Sono seguiti momenti seri, drammatici [*], ad alta tensione o "citazionistici", ma se c'è qualcosa che non ha mai abbandonato la serie, nelle tre stagioni fin qui trasmesse in Italia (l'ultima conclusa ieri sera su rai due) è la capacità di trovare sempre spazio, che ci sia o meno l'impellente bisogno di alleggerire la situazione, per una battuta o per un momento in cui ci si lascia andare alla presa in giro, anche di se stessi. E questo credo sia stato, almeno per me, ciò che l'ha fatto passare da onesto intrattenimento domenicale a telefilm che ho davvero atteso di vedere settimana dopo settimana.
Oltre a storie tutto sommato originali e variegate, per quanto abbiano dovuto per forza di cose svolgersi nella limitata cerchia di marina/marines, e nonostante due aprioristici dubbi a inizio trasmissione: innanzi tutto, perchè oltre ad esserne a tutti gli effetti uno spin off, condivideva anche il medesimo ambito d'azione dell'altro noto prodotto recente della scuderia Bellisario, JAG, che ormai stavo guardando per inerzia e comunque con sempre maggior fastidio a causa di alcune idee che venivano espresse; in secondo luogo perchè a vederne gli spot promozionali sembrava fosse una specie di clone dei vari CSI, di cui ce n'era/è già fin troppi.
Inoltre i protagonisti, a descriverli senza troppo approfondire, sembrano quanto di più stereotipato ci si possa ritrovare davanti: il caposquadra ex marine, brusco ma affascinante, volitivo e convinto di aver sempre ragione; l'agente anziano, belloccio, superficiale, farfallone e irrimediabilmente cinefilo; l'agente arrivata dai servizi segreti, perfettina e ligia al dovere (questi ultimi destinati a punzecchiarsi su ogni argomento); il pivello/geek, proveniente dal MIT, timido e insicuro nella vita; il patologo inglese, flemmatico, anzianotto e logorroico; la criminologa devota alle certezze della scienza e di contro eccentrica dark caffeinomane con corredo di tatuaggi, collari, strano abbigliamento e musica inconsueta; e infine l'agente in prestito dal Mossad dall'aria tutt'altro che rassicurante, spericolata e con qualche problema linguistico coi modi di dire.
Uhm... forse è proprio per queste premesse tendenti al banale che la caratterizzazione effettiva dei personaggi risulta fin da subito molto più "vivace" di quanto si potesse credere e via via emergono l'assoluta dedizione alla propria squadra/famiglia, la volontà di insegnare il mestiere con l'esempio pratico, una certa dose di sensibilità e intuito, il colpo d'occhio e l'intelligenza nell'adattamento, la capacità di trarre sicurezza dalle capacità tecniche, la reciproca fiducia...
Insomma, tra una cosa e l'altra, a me ha finito per piacere molto... non fosse altro che per le dozzine di rimandi a film, telefilm e più in generale a una certa cultura po,p che non ho fatto fatica a cogliere.

[*] uno dei quali, ovvero il finale della seconda stagione, ha generato un notevole stupore, più che altro perchè ero del tutto spoiler-free e non credevo che una dei protagonisti venisse ammazzata così, a freddo.

13 gennaio 2007

Tutta colpa sua

...dal Corriere della Sera:

ERBA (Como) — Leggeva Diabolik, il diabolico Olindo. Pile e pile del fumetto sull'assassino diventato il re dei ladri. Roba recuperata in discarica e portata a casa per passarci i pomeriggi. Luigi e Maria Rosa, i vicini della porta accanto, l'hanno visto per mesi leggere avidamente le pagine sul criminale in calzamaglia «Se ne stava lì, seduto davanti a casa sua, a divorare quei giornaletti. A me ha dato una ristampa e lui si è tenuto gli originali» spiega Luigi. Il netturbino fumava e leggeva. Memorizzava trucchi per seminare i nemici, per essere spietato, tecniche per non farsi scoprire.

Sic.

Edit: segue la precisazione (visibile tramite pop up nella pagina di cui sopra) di Mario Gomboli, autore e direttore generale dell'Astorina.

Nell'articolo la giornalista Giusi Fasano sostiene che il "diabolico Olindo" si sarebbe ispirato a Diabolik per organizzare la strage di Erba. La riprova nel fatto che ne era assiduo lettore, come dimostrato da numerose copie del fumetto trovate nella sua abitazione e magari ­ tutto è possibile ­ repertate come capi d'accusa. Da tempo non ci capitava di dover ribadire questa ovvietà: se veramente qualcuno si facesse influenzare dalla lettura di Diabolik (o di un qualsiasi film, fumetto o romanzo violento) per commettere un crimine sarebbe evidentemente già "disturbato", pericoloso in potenza indipendentemente dalle sue letture. Scaricare su queste una sia pur minima parte di responsabilità è da incoscienti, prima che superficiali. Infine, per inciso, teniamo a precisare che Diabolik, in quarantacinque anni di carriera criminale e più di settecento avventure pubblicate, non ha mai sterminato a sprangate inermi famiglie né, men che meno, sgozzato bambini. Certo non possiamo escludere che tra le centinaia di migliaia di persone che mensilmente leggono il nostro fumetto ci sia anche qualche folle assassino, ma lo stesso si può tranquillamente affermare per il Corriere della Sera.

11 gennaio 2007

Falsissimo allarme

"Ma che c'è da preoccuparsi tanto?"

Mai stata particolarmente ansiosa, io, anzi, tutto l'opposto.
Però, con la dovuta calma, se all'accensione del telefono mi ritrovo un avviso del genere, dato per certo che a nessuno venga la bizzarra idea di telefonare alle due e mezza per augurare la buona notte (e fin qui...) e che la Wind non mandi messaggi a vanvera (e qui mi sa che casca l'asino), se uno dei miei attempati genitori mi cerca nottetempo, se al mattino richiamo e sembra essere irraggiungibile, se anche l'altro cellulare risulta spento, se il terzo si accoda e al telefono di casa non risponde nussuno... beh, io un po' mi preoccupo.
E se alla fine risulta, com'è risultato, che non c'era alcun problema se non un'insieme di telefoni spenti e della gente che va a farsi normalmente i cavoli propri fuori casa in un generico giovedì mattina, tanto piacere.
Però la voglia di randellare qualcuno per procurato allarme rimane...

10 gennaio 2007

'zzo guardi?




"Beh? 'zzo guardi?"

"Nulla, nulla... E' che sembravate così compresi nel ruolo di quelli che forse-magari-chissà in quel nido possono farci qualcosa di utile, che una foto al volo ci stava bene."


09 gennaio 2007

V (e gli altri)

L'avevo detto che l'avrei presa, no?
Infatti, dopo i rallentamenti del periodo festivo, più o meno un'ora fa, il postino l'ha depositata sopra le cassette delle lettere... dell'altra ala del palazzo. Se non altro, forse inconsciamente consapevole del rischio che stava correndo, ha almeno avuto la buona creanza di citofonare (all'uscita... mah) e avvertire che avrei fatto bene a scendere a recuperare "un pacco dall'America". Sic.
Successivamente, ho fatto più-di-qualche tentativo fotografico, molti dei quali sono finiti nel cestino senza passare dal via.
Il risultato più decente, appurato che non c'è posto migliore su cui appoggiarsi stabilmente che il pavimento, è qui in cima.

Mentre la figura intera e l'apparenza del luogo in cui è stato poi collocato sono così e cosà:


07 gennaio 2007

Giù per il tubo

Giù per il tubo è un film per bambini. Ma non solo... tanto che, curiosamente ma nemmeno troppo, a me è piaciuto.
La storia non è altro che l'ennesima variazione sul tema del contrasto tra la comoda ma triste solitudine in una gabbia dorata e la vita, più difficile ma più felice, nel mondo di fuori.
E questo è più o meno quello che accade a Roddy, elegante e annoiato topo da compagnia, a causa dell'improvviso arrivo dalle fogne di Sid, un topo sporco e fracassone: per cercare di cacciarlo via dalla dimora di Kensington in cui vive, Roddy stesso finisce giù per il tubo di scarico del wc... e si ritrova in un mondo parallelo a quello di superficie e altrettanto organizzato, ma che si rivela essere molto meno sicuro.
Cercando un modo per tornare a casa, Roddy incontra Rita, un'intraprendente topina che possiede una barca in grado di arrivare fuori dalle fogne, e lei lo coinvolge nei suoi contrasti con Mr. Toad, il ranocchio boss della città. Quest'ultimo, un vero e proprio collezionista di cimeli reali in memoria dei tempi in cui era l'animale di compagnia del Principe Carlo (prima di essere rimpiazzato da un topo) ha un piano per inondare e ripopolare
Ratropolis sfruttando la piena delle fogne durante l'intervallo della finale di Coppa del Mondo di calcio. A questo piano si opporranno, prima per caso, poi per salvare l'ignara famiglia di Rita, i nostri protagonisti. Lieto fine assicurato.
Insomma... la storia non è che sia poi questo grande capolavoro.
Ma (e qui la Dreamworks continua la tradizione di trame non proprio fenomenali arricchite però da personaggi, anche quelli secondari, tratteggiati benissimo, brillanti soluzioni comiche e buona regia complessiva) a tenere sempre ben desta l'attenzione degli spettatori provvedono le scaramucce tra Roddy e Rita, le numerose citazioni cinematografiche e non, le articolate scene d'azione, gli spassosi intermezzi ad opera delle lumache, sempre presenti al momento giusto.
Citazione d'obbligo per la riproduzione fognaria delle architetture umane e dei monumenti londinesi riutilizzando oggetti d'uso comune (Piccadilly Circus è bellissima) e soprattutto per la rana francese, opportunamente abbigliata da mimo e con addosso un videofonino, che faceva da tramite per Toad gesticolando e muovendosi in base al procedere della telefonata.

06 gennaio 2007

Esperire lo stivale

* Abruzzo: i nostri agenti all'Abruzzo non sono ancora tornati. Ci stiamo preoccupando.
* Basilicata: sede del comune di Stigliano e fonte di quesiti esistenziali.
* Calabria: c'è vita oltre Villa San Giovanni. Forse. Comunque è utile come luogo di passaggio.
* Campania: in Campania ci sono tante belle cose. Ma non le ho ancora viste. Prima o poi...
* Emilia-Romagna: si divide in Rimini, Bologna e rispettivi hinterland. Nelle intercapedini, ridenti cittadine e autostrade che le collegano.
* Friuli-Venezia Giulia: si divide in Trieste e resto del FVG. La prima ha un suo perchè, sull'altro non giurerei.
* Lazio: checchè ne dicano i tifosi, il Lazio è Roma. A volte perfino Bracciano.
* Liguria: inizia a La Spezia e finisce a Savona. In mezzo, l'acquario di Genova. Ma soprattutto la focaccia.
* Lombardia: ce n'è talmente tanta, che avanza. Mettiamola in frigo.
* Marche: è tutta provincia di Ancona. Ed in quanto tale, è prototipo del mondo perfetto.
* Molise: il Molise migra tra un universo e l'altro. Oggi, ad esempio, al suo posto c'è un ologramma.
* Piemonte: il Piemonte è Torino. Occasionalmente anche Alessandria e provincia.
* Puglia: non sa/non risponde.
* Sardegna: entità nebulosa in ammollo nel Tirreno. Pare vi abbiano sede strane forme di vita e di civiltà.
* Sicilia: cé, ma solo la metà a est. Il resto è noia.
* Toscana: la capitale della Toscana è Lucca. Città minori, Firenze e Pisa. Tutte le strade portano a Pescia.
* Trentino Alto Adige / Südtirol: Bolzano. Stop. Le montagne. Stop. Il freddo. Stop.
* Umbria: Cartoonia. Là, dove tutti saltellano beati suonando il flauto di pan tra nuvole di zucchero filato, accarezzati da un refolo di vento primaverile.
* Valle d'Aosta: non esiste, se non come prova di quella volta che abbiamo tamponato la Francia. E comunque avevamo ragione noi.
* Veneto: a Rovigo, le brume; a Vicenza, le rotatorie. Venezia è
un gioiello. Padova è fondamentalmente inutile. Di più, nin zo.

{Prima che qualcuno se la prenda, questo post non è serio e non rappresenta necessariamente le opinioni dell'autore.}

02 gennaio 2007

Constantine

Sorvolando con eleganza sul perchè abbia finito di vederlo a quest'ora della notte, e sul perchè l'abbia iniziato un paio d'ore fa...
premettendo che dei racconti da cui si è attinto per la scrittura di questa storia mi pare di aver letto solo "Abitudini Pericolose" e che del personaggio in generale so poco...
considerando che di solito i film che sconfinano (per non dire che ci abitano proprio) nel trascendente/soprannaturale tendo a evitarli...
precisando che a questo ho voluto dare il beneficio del prenderlo per quello che è, senza fare troppe pulci alla coerenza interna...
sottolineando che l'assurda pistola, a mio immodesto parere appioppata a Constantine solo per mettergli in mano un'arma che facesse presenza nei momenti in cui va a sbriciolare la carne da cannone demoniaca, e in generale un po' delle scene volte a mantenere la storia il più possibile sopra le righe, si potevano pure evitare...
ammettendo che la regia e la fotografia, spesso a caccia di inquadrature e trovate visuali d'effetto, un po' ne trovano...
concludendo che di spunti buoni, a partire dalla definizione del personaggio principale, passando per le gemelle medium, per il piano di emancipazione/conquista di Mammon e infine per la maniera in cui Constantine risolve il problema facendosi anche "curare" il tumore da Lucifero in persona, ce ne sono...
...massì, non è stato male a vedersi.

01 gennaio 2007

Lungamente

<> lore, ma mi spieghi come mai i post brevemente sono quelli + lunghi?
<> eh... grafomania?


Sic. Volevo star corta e invece è sempre più evidente che su certe cose non gliela fo.
Quindi, dunque ed altresì allora, via col cambiamento retroattivo: dopo la categoria, anche il titolo Brevemente viene pensionato e sostituito da un più generico Cumulativo.
Augh.

Il botto perfetto

Ovvero quello contemporaneo alla "z" dello "zero" del conto alla rovescia di mezzanotte, che fa chiedere a tutti i presenti "come cavolo hai fatto?".
A quanto pare, il segreto sta nell'accorgersi, quando mancano 38 secondi al cambio di data, che nessuno ha scartato e tolto la "gabbia" al tappo della bottiglia, quindi precipitarsi a farlo, notare che si è in anticipo, trattenere l'aggeggio che non vede l'ora di saltare per poi lasciarlo andare solo quando gli compete.
Che brava, eh?

Beh, buon 2007 e ciao al 2006 che, visto che il piatto della bilancia con le cose buone è più pesante di quello con le cose meno buone, può considerarsi archiviato con onore.